Arte, Cultura & Spettacoli

Piet Mondrian, dalla figurazione all'astrazione

L'esplosione dello spazio e del colore

Prima che Mondrian fosse l'esplosione dello spazio e del colore che tutti conosciamo, c'è stato un Piet Mondrian figurativo. La vicenda artistica di Piet Mondrian è raccontata nella mostra allestita al Mudec di Milano. Una mostra che racconta il coraggio degli artisti di non rimanere mai fermi per abbracciare  evoluzioni e rivoluzioni. Cosa portò un artista che aveva raccontato i grandi mulini a vento della sua amata Olanda, verso il geometrismo spaziale?

Daniel Koep, Head of Exhibitions, e di Doede Hardeman, Head of Collections, ha portato per la prima volta a Milano un progetto espositivo interamente dedicato all’artista olandese e al processo evolutivo artistico che lo portò dalla figurazione all’astrazione, dalla tradizione del paesaggio olandese allo sviluppo del suo stile unico, che l’ha reso inconfondibile e universalmente celebre ("Piet Mondrian, dalla figurazione all’astrazione", al Mudec - Museo delle Culture di Milano -marzo 2022).

foto: Maria Quintiliani

Le opere del primo periodo “figurativo” e quelle del periodo “astratto” si misurano nella percezione del paesaggio. “De Stijl” (o “Neoplasticismo”), è il movimento sorto nei Paesi Bassi nel 1917 su iniziativa dello stesso Mondrian e di Theo van Doesburg e attivo ancora alle soglie degli anni Trenta, che innovò arte, architettura e design.

Spesso di una mostra si coglie solo artista, opera e allestimento (in quest'occasione curato da Corrado Anselmi). E dell'allestimento è raro cogliere il lavoro e l'importanza della luce, sempre decisiva in un progetto d'arte. Eppure è fondamentale e una ricerca assai complessa che va tarata con la dimensione dello spazio e la natura oggettiva dell'opera. Specie in una mostra che dal figurativo passa all'astratto seguendo il cammino dell'artista.

foto: Maria Quintiliani

 

A curare le luci della mostra è il lightdesigner e architetto, Francesco Murano che prossimamente illuminerà anche Monet a Genova, Cartier-Bresson a Milano, Bill Viola e Jago a Roma, Chagall a Milano, Escher a Firenze e Klimt a Piacenza.

“Illuminare l’arte astratta e quella figurativa richiede tecniche molto diverse – spiega Murano – La prima differenza riguarda la tonalità della luce: se per le opere figurative, specie per quelle antiche, si preferisce una luce calda, per quelle astratte si opta quasi sempre per una più fredda. Importante è anche il coinvolgimento, o meno, della parete dove le opere sono collocate: le opere classiche richiedono un chiarore concentrato e raccolto, mentre quelle astratte una luce più ampia, capace di coinvolgere anche l’ambiente circostante”.

foto: Maria Quintiliani

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