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Petra e la saggezza dei Nabatei

Non erano nè assiri, nè egiziani, nè persiani: ma erano grandi ingegneri

Nel 2015 si sono celebrati i 200 anni dalla scoperta di Petra, la città dei Nabatei - con una mostra al Museo Nazionale Giordano di Amman dove si conservano eccezionali reperti e dove è stata raccontata la  grandezza e la saggezza dei suoi antichi costruttori, già al tempo in relazione con il mondo.

Probabilmente venivano dallo Yemen, non erano quindi nè assiri, nè egiziani, nè persiani come hanno sostenuto diverse teorie.Erano però grandi ingegneri, abilissimi commercianti, e soprattutto astuti gestori dell'acqua, un bene comune prezioso nel deserto, indispensabile per la propria gente ma anche per i carovanieri che bussavano alla loro porta. 

I Nabatei avevano avuto contatti con tutte le civiltà del tempo e già nel 500 a.C. avevano fatto della loro città non solo un capolavoro,  ma una sorta di Hub ante-litteram doveva avveniva lo scambio delle merci di tutto l'Oriente. Scavarono Petra nella roccia, e la città oggi è giustamente considerata l'ottava meraviglia al mondo

Petra è un colpo al cuore - indimenticabile - per ogni turista che abbia la fortuna di visitare la Giordania ed è il gioiello più prezioso del suo turismo, un capitolo di storia che non smette mai di stupire e di svelare tesori. Ci si arriva dopo aver percorso il Wadi Siq una lunga gola silenziosa, con canyon alti 80 metri  e stretti tra i 4 e i 12 metri in un'atmosfera così ovattata da sembrare di camminare in una sospensione del tempo. E' l'urlo di chi precede ad avvisare - prima di averla vista -  che la facciata del Tesoro della Città è vicina.

Immediatamente si entra in una atmosfera da fiaba, velocemente interrotta dai flash delle foto ricordo, dai figuranti in costume  che posano con i turisti per qualche dinaro, con la pittoresca polizia in costume tipico che presidia il luogo osservando - discreta e silenziosa - l'andirivieni di persone in preda allo stupore.

La città della quale si era a lungo favoleggiato in un diario dell'VII secolo fu individuata nell'800 da Johan Burkhart, archeologo austriaco che riuscì a convincere un beduino a farsi mostrare ciò su cui aveva a lungo indagato. Il momento da lui a lungo atteso era stato preceduto da un meticoloso lavoro di mesi che lo portò a mimetizzarsi tra gli arabi cambiando nome, lingua e assumendo i loro costumi.

I beduini in realtà conoscevano da sempre quel luogo, ma non avevano alcun interesse a renderlo pubblico. Burkhart ci entrò per due ore nel 1811 e descrisse alla perfezione quanto visto in un diario che venne alla luce solo nel 1828, cioè 11 anni dopo la sua morte avvenuta in Egitto nel 1817.
Da allora cominciarono gli scavi che nel '900 hanno dato luogo a incredibili rivelazioni. Il recupero dell'acqua fa dei Nabatei dei geni: neanche una goccia andava sprecata. Perciò scavarono un sistema di canali per deviarla, e dighe e cisterne per raccoglierla e distribuirla nei terrazzamenti per l'agricoltura. Il problema iniziale per loro era stato anche difendersi dalle periodiche inondazioni.

La loro grande capacità si nota anche nella pendenza dei canali che è da manuale ingegneristico: non supera mai l'1,5% lungo i 13 chilometri di canalizzazioni. I Nabatei erano anche ottimi rabdomanti: sapevano trovarla, ma  soprattutto sapevano come non perderla: ciò che cadeva dal cielo (poco più di 250 millimetri all'anno) non veniva disperso nonostante il terreno sabbioso. Raccoglievano tutto e subito, persino la rugiada, aiutandosi con i sassi.

La Tomba di Re Ereta IV è chiamata "il tesoro" di Petra, sulla facciata convergono temi architettonici greci. In base agli studi più recenti tutta Petra si configura come un enorme complesso sepolcrale, dove confluiscono vari stili architettonici di culture con le quali i Nabatei erano evidentemente venuti a contatto. Ma nella città c'era anche spazio per i vivi come dimostra il Teatro con 4000 posti a sedere. Ciò significa l'esistenza di una cultura e di un'organizzazione sociale  per poterne godere nel tempo libero.

La straordinaria capacità nel commercio che fece di Petra il crocevia di tutto il medioriente per il mercato della seta e delle spezie, scomparirà con l'arrivo dei Romani che conquistano Petra e ne fanno il loro deposito merci. Successivi terremoti di potenza distruttiva, come quello del 747 d.C. portarono al declino e alla scomparsa dei tesori di Petra.

Oggi l'immenso patrimonio nabateo richiama turisti da tutto il mondo. Il vicino villaggio di Wadi Mussa alle porte dell'area archeologica sta  conoscendo una nuova stagione di benessere con alberghi e servizi per il turismo.
I residenti si attrezzano in ogni modo: chi con la carrozzella, chi con il cammello o l'asino, altri con i souvenir, tutti vivono della luce rosa riflessa da Petra.

Molti ritengono la Giordania un paese pericoloso.  La sfortuna di questo paese è stare attorno a paesi belligeranti tra loro. E' come l'occhio del ciclone: tranquillo, mentre tutto attorno vertiginosamente gira. Lo spirito pacifico di questo popolo si riassume in un esempio: 7 fratelli di cui 6 in litigio fra loro. Uno di loro, al centro, è invece pacifico e semmai cerca di metterli d'accordo. Potremmo dire per questo che è pericoloso come gli altri?

Per richiamare i turisti di tutto il mondo nel 2015 è scesa in campo anche la Regina Rania, pr del proprio paese: ha raccolto la stampa internazionale per lanciare un appello e assegnare il compito di raccontare lo spirito tollerante della sua gente. C'era anche Giornale SENTIRE tra le 14 testate italiane  ammesse all'incontro in un gruppo più ampio di 150 giornalisti da tutto il mondo. "Fate sapere che abbiamo molto da offrire e che i turisti sono i migliori ambasciatori della tolleranza: siamo un popolo che ha buone relazioni con tutti" ha detto.
E la conferma è stata data in questi ultimi tre anni, in cui la Gordania ha accolto migliaia di profughi. Con i suoi 740.160 rifugiati, pari a 89 ogni mille abitanti, la Giordania è il secondo paese al mondo per numero di rifugiati.


Autore: Corona Perer

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