Arte, Cultura & Spettacoli

Duecento anni dalla nascita del Tempio Canoviano

L'ultima mostra un successo: Canova e George Washington

Presto si celebrano i 200 anni del Tempio dedicato al Canova. L’11 luglio 1819 ci fu la posa della prima pietra del Tempio Canoviano di Possagno, tra grandi feste in paese e la partecipazione di Antonio Canova. Il Tempio era stato infatti progettato da Canova in più riprese tra il 1804 ed il 1818, aiutato per i disegni da Pietro Bosio e Luigi Rossini, con i consigli epistolari di Giannantonio Selva e Antonio Diedo. La spesa del Tempio fu sostenuta quasi per intero dallo scultore e ai lavori partecipò praticamente tutta la comunità di Possagno (che fornì anche alcuni materiali e lavoro volontario) e lavoranti del circondario.

Canova morì il 13 ottobre 1822, quindi a lavori appena iniziati, ma nel suo testamento affidò al fratellastro mons. Giovanni Battista Sartori il compito di portare a termine l’impresa, che riteneva di fondamentale importanza. Il 7 maggio 1832 il Tempio, chiesa parrocchiale di Possagno, fu solennemente consacrato alla SS. Trinità da mons. Sartori.

Gli Anniversari Canoviani saranno celebrati dall' 11 al 14 luglio (si inizia con un concerto al Tempio Canoviano dei solisti Veneti “In onore di Canova”). Promossi da Opera Dotazione del Tempio Canoviano di Possagno insieme a Fondazione Canova onlus e al Comune di Possagno vogliono celebrare questa importante ricorrenza con diversi eventi e iniziative culturali, primo passaggio delle celebrazioni che si concluderanno nel 2022, bicentenario della morte del grande artista neoclassico.

L'ultima mostra al Tempio ha avuto un notevole successo: nella primavera scorsa a Possagno si è narrata la storia di un capolavoro: il George Washington del Canova. Nel 1816 il Parlamento di Raleigh, nella Carolina del Nord, incaricò Thomas Jefferson di individuare lo scultore più adatto a realizzare una statua, a figura intera, di George Washington da collocare nella sala del Senato. A Jefferson fu chiaro che nessuno scultore americano poteva essere all’altezza dell’incarico, e per questo propose il nome di Antonio Canova, uno degli artisti europei più celebrati.

Per Canova, nato a Possagno nel 1757 e nel pieno della sua carriera, figlio di uno scalpellino che aveva fatto il suo apprendistato a Venezia, ma poi si era trasferito a Roma, dove poteva attingere a quello stile classico che solo l'Urbe dispensava a piene mani, era stata la conferma di essere entrato tra i grandi.

Vicino alle teorie neoclassiche di Winckelmann e Mengs, Canova aveva tra i suoi committenti gli Asburgo e i Borbone, Napoleone, e il melieu della nobiltà. Tra le sue opere più note si ricordano Amore e Psiche, Teseo sul Minotauro, Adone e Venere, Ebe, Le tre Grazie, il Monumento funerario a Maria Cristina d'Austria e Paolina Borghese.

Il compito che gli giungeva dalla lontana Carolina parve subito suggestivo: lo scultore ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura e soprannominato per questo «il nuovo Fidia», Washington era un modello, un eroe romantico. Ai suoi occhi era stato un evento eccezionale l'aver rinunciato al potere in nome di un ideale di libertà. Un gesto quasi artistico e comunque grandioso. Accettò.

L'artista veneto riteneva  “Washington un galantuomo” e rappresentò il primo Presidente degli Americani nelle vesti di un condottiero romano, mentre sta scrivendo la rinuncia al terzo mandato da Presidente degli Stati Uniti. L’opera arrivò nel Campidoglio di Raleigh nel 1821 e fu subito un gran successo. Purtroppo era destinata a durare poco: dieci anni dopo andò persa nell'incendio divampato nel palazzo del Parlamento. Rimase solo polvere.

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