Arte, Cultura & Spettacoli

Eventi: Frammenta alla Gypsotheca

Il Museo Antonio Canova di Possagno ricorda la Grande Guerra

Ha 200 anni il Tempio dedicato al Canova. L’11 luglio 1819 ci fu la posa della prima pietra del Tempio Canoviano di Possagno, tra grandi feste in paese e la partecipazione di Antonio Canova in persona. Il Tempio era stato infatti progettato da Canova in più riprese tra il 1804 ed il 1818, aiutato per i disegni da Pietro Bosio e Luigi Rossini, con i consigli epistolari di Giannantonio Selva e Antonio Diedo. La spesa del Tempio fu sostenuta quasi per intero dallo scultore e ai lavori partecipò praticamente tutta la comunità di Possagno (che fornì anche alcuni materiali e lavoro volontario) e lavoranti del circondario.

Nel 1917, subito dopo la grande Guerra, alle soglie dei suoi primi 100 anni, il Tempio fece i conti con una tragedia collaterale del conflitto: oltre alla carneficina, i danni al suo inestimabile patrimonio. Quel 1917 fu per la Gypsotheca un anno Horribilis: un bombardamento tra la notte di Natale e di Santo Stefano delle truppe austro-ungariche colpì la prima campata della Gypsotheca, squarciò il tetto e danneggiò la maggior parte dei modelli originali in gesso che nel Museo erano conservati. La Gypsotheca rimase chiusa fino al 1922.

Dal 26 al 29 dicembre 2019 la Gypsotheca e Museo Antonio Canova di Possagno propone una mostra temporanea per ricordare i danni subiti dalle opere del Museo durante la Grande Guerra. FRAMMENTA è una rievocazione di quel drammatico evento riletto in chiave contemporanea grazie all’intervento dell’artista Giuseppe Vigolo, che ogni giorno a partire dalle 16, entrerà in dialogo con i frammenti delle opere di Antonio Canova, distrutte per sempre.

Il titolo di questo allestimento temporaneo unisce pezzi e ricordi: frammenta e... rammenta. Un neologismo per raccontare un’antica vicenda che purtroppo rimane attuale, tra le guerre di ieri e quelle di oggi. Frammenta è un confronto visivo, duro, netto. Frammenti, pezzi, cocci sul nudo pavimento, come appena deflagrati a terra dopo l’esplosione. Ciò che prima nella sua interezza era opera d’arte del più grande artista neoclassico viene snaturato dal tragico gesto umano. Tutti questi frammenti rivono e assumono nuovo significato grazie all’installazione di Vigolo.

Nato a Possagno nel 1757, figlio di uno scalpellino, Canova morì il 13 ottobre 1822. Aveva fatto il suo apprendistato a Venezia, ma poi si era trasferito a Roma, dove poteva attingere a quello stile classico che solo l'Urbe dispensava a piene mani. Il successo arrivò presto: un giorno gli venne chiesto persino di raccontare il genio politico del tempo, George Washington.

Era il 1816 quando il Parlamento di Raleigh, nella Carolina del Nord, incaricò Thomas Jefferson di individuare lo scultore più adatto a realizzare una statua, a figura intera, di George Washington da collocare nella sala del Senato. A Jefferson fu chiaro che nessuno scultore americano poteva essere all’altezza dell’incarico, e per questo propose il nome di Antonio Canova, uno degli artisti europei più celebrati. Per Canova, nel pieno della sua carriera era la conferma di essere entrato tra i grandi. Il compito che gli giungeva dalla lontana Carolina parve subito suggestivo: lo scultore ritenuto il massimo esponente del Neoclassicismo in scultura e soprannominato per questo «il nuovo Fidia», Washington era un modello, un eroe romantico. Ai suoi occhi era stato un evento eccezionale l'aver rinunciato al potere in nome di un ideale di libertà. Un gesto quasi artistico e comunque grandioso. Accettò.

L'artista veneto riteneva  “Washington un galantuomo” e rappresentò il primo Presidente degli Americani nelle vesti di un condottiero romano, mentre sta scrivendo la rinuncia al terzo mandato da Presidente degli Stati Uniti. L’opera arrivò nel Campidoglio di Raleigh nel 1821 e fu subito un gran successo. Purtroppo era destinata a durare poco: dieci anni dopo andò persa nell'incendio divampato nel palazzo del Parlamento. Rimase solo polvere.

www.anniversaricanoviani.it

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)

Articoli correlati