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Figure dell'immaginario cimbro di Luserna: la Frau Pertega

di Valentina Nicolussi Castellan*

Fiabe, leggende e racconti rappresentano per ogni comunità un patrimonio unico, tramandato di generazione in generazione; un patrimonio che a Luserna viene affidato ad una lingua dal sapore antico. Un linguaggio che, nel fascino della sua poesia, ha saputo custodire e perpetuare ricordi di un tempo passato in cui si credeva in potenze sovrannaturali in grado di dominare la vita degli uomini. Morte e turbamento, così come soccorso e protezione, potevano giungere da diversi esseri ultraterreni che, molto spesso, vivevano a stretto contatto con gli abitanti del paese e si mescolavano ad essi in tutti i lavori e gli avvenimenti della comunità.

I racconti cimbri esprimono valori e credenze del passato, tradizioni che, con lo scorrere del tempo, si stanno lentamente e gradualmente eclissando; essi rivelano tuttavia il forte attaccamento dei cimbri alla loro terra, la devozione al lavoro ed il rispetto per l’ambiente naturale e gli esseri che lo popolano. Lo stesso territorio di Luserna è disseminato di luoghi, siano essi anfratti nella roccia, prati o specchi d’acqua, che testimoniano credenze passate, e forse ancora presenti, in spiriti dall’animo buono o malvagio e così, sul pendio assolato che domina la Val d’Astico, kan üaschan, nella caverna dell’Ursola, trova dimora la Frau Pèrtega, la donna che custodisce, all’interno di botti colme d’acqua, i bambini che ancora devono nascere.

Cavità nelle rocce, grotte, e spelonche che si addentrano nelle montagne rappresentano infatti nell’immaginario cimbro, e non solo, gli unici accessi che permettono il contatto tra il “mondo dei vivi” ed il “mondo dei morti” e non è quindi un’anomalia che i bambini in procinto di raggiungere “questo mondo” lo facciano proprio attraverso una grotta; allo stesso modo, infatti, attraverso anfratti nella roccia trovano riposo, secondo le leggende, i corpi di coloro che, per diversi motivi, non possono essere tumulati in terra consacrata.

Alla grotta della Frau Pèrtega si reca quasi sempre un’unica donna: di comàre, la levatrice incaricata dai genitori di portare loro un bambino. Quando i genitori si rivolgono alla levatrice sono già a conoscenza del fatto che il bambino andrà pagato, a caro prezzo se sarà un maschietto ed ancora di più se sarà bello; una distinzione questa che oggigiorno appare semplicemente insensata ma che voleva unicamente indicare come crescere un bambino comporti un notevole impegno, anche economico.

“I canti popolari, le fiabe, le leggende... sono sotto un certo aspetto il risultato delle credenze di un popolo, della sua sensibilità, delle sue facoltà, del suo sforzo; si crede perché non si sa; si sogna perché non si vede; ci si agita con la propria anima, intera, semplice e non ancora sviluppata.”
[J. G. Herder]

Ancora oggi a Luserna, quando si odono tuoni provenire da est del paese, luogo in cui si trova la grotta della Frau Pèrtega, gli anziani interpretano questo fenomeno naturale quale annuncio di una futura nascita: Frau Pèrtega, infatti, risciacquando la botte che aveva ospitato un nascituro, la urta involontariamente contro le rocce, provocando questo suono.


*Centro Documentazione Luserna – www.lusern.it

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