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Helmuth Köcher, il cacciatore di vini

di Mariella Morosi

Una grande affluenza di pubblico ha segnato la tappa romana di “The Wine Hunter” (letteralmente il cacciatore del vino), la manifestazione del Merano Wine Festival, una fusione tra cucina e vini d’eccellenza di varie regioni italiane. Il suo ideatore e presidente è Helmuth Köcher che ha voluto portare questo evento fuori dalla sua tradizionale sede dedicandolo non solo agli addetti ai lavori ma anche agli appassionati del buon vino e del buon cibo.

Il Merano WineFestival nto nel 1992 è stato il primo evento, organizzato in Europa, che ha puntato in esclusiva sulla qualità enologica italiana ed estera selezionata in un ambiente elegante ed esclusivo. E’ stato il primo a realizzare un percorso sensoriale con un unico calice, così come a legare la parola "vino" a "festival". La manifestazione ha anche avuto la caratteristica di andare oltre all'evento, realizzando un vero e proprio “think tank”, un forum di scambio di opinioni tra produttori, opinion leader, professionisti del settore e consumatori.

“Un vino –ha detto Helmuth Köcher – non deve soltanto piacere ma evocare la storia del territorio dove nasce, della sua cultura.  Solo così può trovare la sua dimensione. Ma l'emozione del calice si deve spostare anche al prodotto e al piatto. Ogni regione italiana ha zone a vocazione vinicola, insieme una sua identità anche gastronomica. Valorizzarle entrambe fa parte del nostro percorso”.

Lo abbiamo incontrato a Roma nella sede dell’Acquario Romano, dove  ha voluto portare questo evento fuori dalla sua tradizionale sede dedicandolo non solo agli addetti ai lavori ma anche agli appassionati del buon vino e del buon cibo.

"Roma e il Lazio – ha detto Helmuth Köcher - hanno un patrimonio di eccellenze vitivinicole e gastronomiche che andrebbero ulteriormente valorizzate. Non dimentichiamo che sono stati i Romani a portare la coltivazione della vite a Bordeaux”.

Lo chef Arcangelo Dandini, del ristorante romano “L’Arcangelo”  ha presentato un saporito “uovo in trippa con mentuccia romana”, raccontando le antiche tradizioni pastorali laziali insieme a Giuseppe Garozzo Zannini Quirini, il conte ex star di Master Chef e appassionato studioso di gastronomia. Lo chef scultore Niko Sinisgalli dal Ristorante Tazio, chiamato così perché i suoi piatti che sono vere e proprie opere d'arte in verticale, ha preparato un originale risotto con curry e polpettine di maiale e mele. I piatti di Massimo Viglietti  di Enoteca al Parlamento sono stati commentati dal docente e critico cinematografico ed enogastronomico Marco Lombardi abbinandoli ad alcuni film.


Autore: Mariella Morosi

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