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Afghanistan, il sistema di diritti non c'è ancora

...ma l'Europa continua a rimpatriare citadini afghani

"L’Afghanistan deve fare ancora molto per onorare i suoi impegni rispetto al diritto internazionale dei diritti umani”. Gli stati membri del Consiglio Onu strigliano il paese: deve fare di più nel campo dell’istituzione di un meccanismo per proteggere i difensori dei diritti umani, dell’applicazione delle leggi esistenti, della partecipazione delle donne e della tutela dei civili nel conflitto.

“Il processo di pace in corso deve assicurare il rispetto dei diritti umani e dei diritti delle vittime di crimini di diritto internazionale e di altre gravi violazioni dei diritti umani”, ha dichiarato Samira Hamidi, campaigner sull’Asia meridionale di Amnesty International.

Nei primi nove mesi del 2018, secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan, 2798 civili sono stati uccisi e altri 5252 sono rimasti feriti, soprattutto a causa di attacchi dei gruppi armati ma anche di attacchi aerei del governo e delle forze internazionali.

Nonostante il numero delle vittime civili abbia raggiunto livelli record, gli stati europei proseguono i rimpatri forzati di cittadini afghani, in violazione del principio di non-respingimento, ponendo queste persone a rischio di subire gravi violazioni dei diritti umani.

Secondo dati resi noti nel maggio 2018 dall’Organizzazione internazionale delle migrazioni, gli sfollati interni in Afghanistan sono oltre tre milioni e mezzo. Una persona su sei, nel paese, è uno sfollato interno o una persona rimpatriata.

“È fondamentale che il governo afgano faccia della protezione dei civili e del sostegno agli sfollati una priorità, cessi di cooperare coi rimpatri forzati, dica chiaramente che le persone rimpatriate corrono gravi rischi per la loro vita e solleciti la comunità internazionale a sospendere questi rimpatri immediatamente”.

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