Attualità, Persone & Idee

L'Europa rimpatria Afghani offrendo aiuti

Inquietante rapporto di Amnesty International

Sono tre le notizie allarmanti. La prima: aumenta il numero dei rimpatri di afgani dall’Europa, verso un paese che però è sempre più pericoloso. La seconda: i governi europei mentono quando affermano che parti dell’Afghanistan sono sicure. La terza:  tra 2016 e 2017 la perdita di vite umane è stata altissima.

I governi europei stanno costringendo un numero sempre maggiore di richiedenti asilo afgani a fare ritorno nelle zone a rischio da cui erano fuggiti, in clamorosa violazione del diritto internazionale. Il mese scorso un rapporto di Amnesty International ha denunciato il profondo aumento dei rimpatri forzati di afgani dall'Europa proprio nel periodo in cui il numero delle vittime civili è arrivato a livelli senza precedenti. Il rapporto racconta le terribili storie di afgani rimpatriati da paesi europei solo per essere uccisi o feriti in attentati o per vivere nel costante timore di subire persecuzioni.

Amnesty International sta chiedendo la sospensione di tutti i rimpatri fino a quando questi non possano aver luogo in condizioni di sicurezza e dignità.
Molte altre fonti - tra cui le Nazioni Unite, i servizi di sicurezza degli Usa, varie ambasciate e organizzazioni umanitarie internazionali - hanno segnalato che la situazione della sicurezza in Afghanistan è fortemente peggiorata. Solo una settimana fa, la Commissione europea ha annunciato l'aumento dell'assistenza umanitaria all'Afghanistan, proprio alla luce del deterioramento della situazione.

Ma quello che scandalizza - e lo afferma in un rapporto Amnesty International -  è che il paese è stato preso per il collo. I governi europei hanno scientemente messo a rischio la vita di migliaia di afgani attraverso il rimpatrio forzato in un paese dove corrono il pericolo di essere rapiti, torturati, uccisi e sottoposti a ulteriori violazioni dei diritti umani. E' l'effetto della firma del “Joint Way Forward” l’accordo tra Unione europea e le autorità di Kabul per il rimpatrio dei richiedenti asilo afgani ne è la prova.

In un documento riservato diventato pubblico qualche settimana fa, le agenzie europee avevano ammesso “il peggioramento della sicurezza e le minacce cui vanno incontro le persone”, così come “i livelli record di attacchi terroristici e di vittime civili”. Tuttavia, con spietatezza, hanno insistito sul fatto che “potrebbe essere necessario far tornare [in Afghanistan] oltre 80.000 persone nel breve periodo”.

Secondo dati ufficiali dell’Unione europea, tra il 2015 e il 2016 il numero degli afgani rimpatriati dagli stati membri è quasi triplicato: da 3290 a 9460. Nello stesso periodo, secondo la Missione di assistenza delle Nazioni Unite in Afghanistan (Unama), è aumentato anche il numero delle vittime civili. Nel 2016, secondo Unama, sono state uccise o ferite 11.418 persone. Attacchi contro i civili, la maggior parte dei quali rivendicati da gruppi armati tra cui i talebani e lo Stato islamico, hanno avuto luogo in ogni parte dell’Afghanistan. Nei soli primi sei mesi del 2017 le vittime civili documentate da Unama sono state 5423.

Ma da noi in Europa è arrivata notizia solo di una strage: quella del 31 maggio 2017,  uno dei peggiori attentati mai registrati a Kabul, rivolto contro alcune ambasciate europee della capitale, dove sono state uccise almeno 150 persone e i feriti sono stati il doppio. Ha fatto notizia perchè aveva coinvolto delle ambasciate e non perchè fosse uno dei tanti che ha fatto di questo paese l'inferno.

Fonti per ulteriori documentazioni > clicca

 

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Commenti (0)