Arte, Cultura & Spettacoli

Rinascimento segreto (e privato)

le mostre di Urbino, Fano e Pesaro curate da Vittorio Sgarbi

(Corona Perer) - Il grande successo di  "Rinascimento Segreto" (48 mila visitatori) dimostra che l'idea di progettare la cultura e distribuirla sul territorio funziona. Allestite da Sistema Museo e  pensata da Vittorio Sgarbi nel 2017, nel suo ruolo di assessore alla Cultura, alla Rivoluzione e alla Agricoltura di Urbino, le mostre hanno coinvolto Fano, Pesaro e Urbino, sedi prestigiose (Palazzo Ducale a Urbino, il Museo Archeologico e la Pinacoteca del Palazzo Malatestiano a Fano e i Musei Civici di Palazzo Mosca a Pesaro) e narrato la storia più bella d'Italia: quella rinascimentale, di cui andiamo fieri.

L'intenzione era quella di disvelare e valorizzare, opere per nulla minori. Alcune di queste sono davvero sorprendenti come il Battista infante, scelto per l'immagine ufficiale della mostra, che sembra "istruire" e predicare i suoi fin dal suo stato neonatale (foto di copertina).

Il Rinascimento non fu una improvvisa saracinesca alzata su un prima e un dopo. Le tre mostre hanno permesso di cogliere le resistenze e gli echi bizantiniani, ma anche le intuizioni, alcune di assoluta modernità. Le ottanta opere tra dipinti e sculture, disegni e oggetti d’arte sacra, datate da inizio del Quattrocento alla metà del Cinquecento, costituivano un patrimonio "privato" e sconosciuto, mai esposto in musei pubblici in quanto proprietà di fondazioni bancarie, istituzioni o collezionisti privati (tra i quali lo stesso Sgarbi).

Nella storia umana e artistica, non c'è momento più fulgido di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento. A Firenze,  Venezia, Ferrara, ma anche nelle Marche, in Sicilia, in Sardegna, in Friuli, in Lombardia, gli artisti danno vita a quello che è stato chiamato, Rinascimento.

E' tra 1470 e 1475 che la creatività dei pittori raggiunge il suo apice e procede per frasi quinquennali, fino alla metà del Cinquecento. Sono gli anni di Mantegna, Cosmè Tura, Botticelli, Leonardo, di Raffaello, Michelangelo, ma anche di Giovanni Bellini, di Lorenzo Lotto, Tiziano, Correggio, del Parmigianino. Gli artisti si sfidano e cercano di superare se stessi ancora forti di quell'Umanesimo ch ha preceduto il Rinascimento. Ma accanto a questi grandi ci sono tanti "minori" straordinariamente rinascimentali di scuola toscana, umbra, veneta, lombarda, emiliana e romagnola. Ne citiamo solo qualcuno: Piero del Pollaiolo, Raffaello, Perugino, Giulio Romano, Matteo Civitali, Agostino di Duccio, Desiderio da Settignano, Bonifacio de’ Pitati, Giovanni Bonconsiglio detto Marescalco, Benvenuto Tisi detto Garofalo, Dosso Dossi, Agostino da Lodi, Cesare Magni, Giovanni Francesco da Rimini, Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo, Paolo da Visso, Giovan Francesco Penni, Liberale da Verona, Cola dell’Amatrice. Tra loro tanti ferraresi (come Sgarbi peraltro) e tutte le scuole del Rinascimento italiano: dai veneziani ai fiorentini, dagli artisti romani ai marchigiani, con Raffaello tra questi.

Intendiamoci: anche prima di quegli anni l'arte era stata sublime. «...Ma Piero della Francesca la arricchisce di una intelligenza che trasforma la pittura in pensiero, in teorema, ben oltre le esigenze devozionali» spiega Sgarbi, che indica il “salto” nella iconografia religiosa di cui la mostra da ampio saggio soprattutto a Urbino.

Tutto ruota attorno a una pala che giunge via mare a Pesaro intorno al 1475: la pala dipinta per la chiesa delle Grazie dei Francescani da Giovanni Bellini, pittore veneziano del Quattrocento, figlio di Jacopo, avviato dal padre nella bottega verso le prime sperimentazioni donatelliane e poi entrato in dialogo con Andrea Mantegna e Antonello da Messina (documentato in laguna intorno al 1475).

L'opera ha una sua compiuta monumentalità prospettica, manca della 'cimàsa' che è conservata ai musei vaticani (ma si può visionare dagli apparati interattivi a disposizione del visitatore), c'è invece la predella con scene di vita sacra. Dall'aula centrale dove è collocata si transita continuamente verso le sale laterali della mostra e quindi l'opera funge da riferimento continuo. A Pesaro è di scena la capacità coloristica del periodo e si può individuare un tema di fondo: la donna, o meglio, la sua più alta espressione di Madonna. E' Madre, Vergine, Incoronata.  Ci sono opere che risentono ancora di echi bizantini. Si ammira anche una particolare Pietà di Marco Palmezzano dove intervengono due piccoli angioletti, non belli (anzi bruttini), ma partecipi intenti a confortare il Cristo oltraggiato dagli uomini.

A Fano, l'incontro è con Cristo e chi l'ha preceduto, il Battista. In mostra un magnifico busto di san Giovanni, di Giovan Francesco Rustici, dove la pietra fa intuire le vesti di pelle e pelliccia del Battista, bello come un dio greco, con il poderoso petto e i capelli leonini. Tra le pale anche ceramiche, oreficeria, arte sacra. La mostra offre poi la possibilità di salire al cospicuo patrimonio della Pinacoteca Comunale e di attingere dolcezza da una deliziosa e intima raccolta di opere ottecentesche di una sala attigua. Di bellezza quasi liberty a rinascimentale coppa in diaspro verde oro argento e smalto  venuta da Londra e datata 1595.

A Urbino nelle sale del Castellare di Palazzo Ducale tele a soggetto sacro: tre curiose versioni del  martirio di San Sebastiano con fattezze molto femminili. In quella del Perugino, il santo - pur legato - sembra accennare a danzare un inchino, mentre Bernardino da Tossignano, pur dipingendolo al costato e alla gamba ce lo restituisce quasi con un corpo statuario di donna. Infine Girolamo Marchesi da Cotignola: anch'egli lo mostra trafitto ma con sguardo trasognato, persino assente e del tutto incurante, e anche qui, quasi danzante.
Il secondo tema assolutamente interessante è Gesù Bambino e Giovannino, il cugino e futuro Battista. L'iconografia tende di solito a mostrarlo adulto in quanto gli ha preparato la strada, in realtà dalla storia sappiamo che erano coetanei. E così in due tele molto suggestive vediamo i due cuginetti con le rispettive madri, l'una giovane e diafana, in qaunto pura e vergine, l'altra attempata e dalla pelle scura. In entrambe le opere una di Giulio Romano, l'altra di Nicola Filotesio detto Cola dell' Amatrice i due bimbetti non sono in relazione ottica, ma la lettura teologica è chiara: mentre Gesù Bambino ha scienza infusa e sa che l'altro è il Battista per cui lo guarda, lo cerca, gli sorride e gli tende la mano, Giovannino appare distratto, persino annoiato.

Bellissima anche la Santa Paola di Dosso Dossi, ritratta mentre è intenta allo studio delle scritture. Qui c'è il tema della donna e della Sapienza per nulla scontato in quest'epoca se si considera che una tela di mano femminile di Elisabetta Sirani (esposta però a Pesaro) porta l'autrice a firmarsi - in pieno '600 - con nome maschile (quello del padre Pietro) per non dare scandalo.  I tempi erano cambiati.

«Rinascimento segreto è una mostra difficile per la complessità di ricerca sia delle opere che degli autori. Accanto a Raffaello e Perugino, si possono ammirare tanti artisti che ancora si muovono nell’anonimato, conquiste della ricerca critica recente o artisti pur conclamati ma ancora oggetto di studio» afferma Vittorio Sgarbi che questa mostra l'ha voluta anche per rilanciare l'indagine su un periodo vastissimo a ricco di stimoli e talenti.

Alla guida che ci ha accompagnato in mostra, ho chiesto se la sua presenza di Sgarbi ad Urbino come amministratore è reale e se la sua Rivoluzione si senta. La guida risponde con aplomb esemplare: "Queste mostre sono il segno di un attenzione ai grandi eventi e una visione di insieme su tre città della provincia. Dunque un grande investimento". Un lavoro che dal 13 aprile 2017 al 1 ottobre 2017 ha coinvolto e unito i Comuni di Urbino, Pesaro e Fano, Regione Marche, Assessorato alla Cultura della Provincia di Pesaro e Urbino, Anci Marche e Sistema Museo.


Autore: Corona Perer

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