Arte, Cultura & Spettacoli

Il grande successo del Rinascimento Segreto

Tre città una mostra: tra Urbino, Fano e Pesaro - di Corona Perer

Grande successo (48.000 i visitatori nelle tre sedi) per "Rinascimento Segreto" . L'ha pensata Vittorio Sgarbi che ad Urbino è assessore alla Cultura, alla Rivoluzione e alla Agricoltura. Alla guida che ci accompagna a vedere la mostra, chiedo se la sua presenza è reale in città e se la sua Rivoluzione si senta. La guida risponde con aplomb esemplare: "Questa mostra è il segno di un attenzione ai grandi eventi e una visione di insieme su tre città della provincia. Dunque un grande investimento".

Le mostre sono infatti tre, distribuite tra Fano, Pesaro e Urbino allestite in sedi prestigiose (Palazzo Ducale a Urbino, il Museo Archeologico e la Pinacoteca del Palazzo Malatestiano a Fano e i Musei Civici di Palazzo Mosca a Pesaro) e raccontano la storia più bella d'Italia, quella rinascimentale, di cui andiamo fieri.

L'intenzione - spiega Vittorio Sgarbi che ne è il curatore - è quella di disvelare e valorizzare, opere per nulla minori. Alcune di queste sono davvero sorprendenti come il Battista infante, scelto per l'immagine ufficiale della mostra, che sembra "istruire" e predicare i suoi fin dal suo stato neonatale (foto di copertina).

Le ottanta opere esposte, tra dipinti e sculture, disegni e oggetti d’arte sacra, abbracciano un periodo che va dall’inizio del Quattrocento alla metà del Cinquecento. Un patrimonio "privato", ora non più segreto, che prima era quasi sconosciuto: infatti non era mai stato esposto in musei pubblici in quanto appartiene a fondazioni bancarie, istituzioni o collezionisti privati (tra i quali lo stesso Sgarbi).

Nella storia umana e artistica, non c'è momento più fulgido di quello che va dalla metà del Quattrocento alla metà del Cinquecento. A Firenze,  Venezia, Ferrara, ma anche nelle Marche, in Sicilia, in Sardegna, in Friuli, in Lombardia, gli artisti danno vita a quello che è stato chiamato, Rinascimento. Queste mostre offrono l'occasione per capirlo: un “cammino” fatto di tanti salti.

Il Rinascimento non fu una improvvisa saracinesca alzata su un prima e un dopo. Le tre mostre consentono di cogliere anche  le resistenze e gli echi bizantiniani, ma anche le intuizioni, alcune di assoluta modernità.

E' tra 1470 e 1475 che la creatività dei pittori raggiunge il suo apice e procede per frasi quinquennali, fino alla metà del Cinquecento. Sono gli anni di Mantegna, Cosmè Tura, Botticelli, Leonardo, di Raffaello, Michelangelo, ma anche di Giovanni Bellini, di Lorenzo Lotto, Tiziano, Correggio, del Parmigianino. Gli artisti si sfidano e cercano di superare se stessi ancora forti di quell'Umanesimo ch ha preceduto il Rinascimento. Ma accanto a questi grandi ci sono tanti "minori" straordinariamente rinascimentali di scuola toscana, umbra, veneta, lombarda, emiliana e romagnola. Ne citiamo solo qualcuno: Piero del Pollaiolo, Raffaello, Perugino, Giulio Romano, Matteo Civitali, Agostino di Duccio, Desiderio da Settignano, Bonifacio de’ Pitati, Giovanni Bonconsiglio detto Marescalco, Benvenuto Tisi detto Garofalo, Dosso Dossi, Agostino da Lodi, Cesare Magni, Giovanni Francesco da Rimini, Bartolomeo Ramenghi detto il Bagnacavallo, Paolo da Visso, Giovan Francesco Penni, Liberale da Verona, Cola dell’Amatrice. Tra loro tanti ferraresi (come Sgarbi peraltro) e tutte le scuole del Rinascimento italiano: dai veneziani ai fiorentini, dagli artisti romani ai marchigiani, con Raffaello tra questi.

Intendiamoci: anche prima di quegli anni l'arte era stata sublime. «...Ma Piero della Francesca la arricchisce di una intelligenza che trasforma la pittura in pensiero, in teorema, ben oltre le esigenze devozionali» spiega Sgarbi, che indica il “salto” nella iconografia religiosa di cui la mostra da ampio saggio soprattutto a Urbino.

Tutto ruota attorno a una pala che ispira il percorso. A Pesaro, giunge via mare intorno al 1475, la pala dipinta per la chiesa delle Grazie dei Francescani da Giovanni Bellini, pittore veneziano del Quattrocento, figlio di Jacopo, avviato dal padre nella bottega verso le prime sperimentazioni donatelliane e poi entrato in dialogo con Andrea Mantegna e Antonello da Messina (documentato in laguna intorno al 1475).

La pala ha una sua compiuta monumentalità prospettica, manca della 'cimàsa' che è conservata ai musei vaticani (ma si può visionare dagli apparati interattivi a disposizione del visitatore), c'è invece la predella con scene di vita sacra. Dall'aula centrale dove è collocata si transita continuamente verso le sale laterali della mostra e quindi l'opera funge da riferimento continuo. A Pesaro è di scena la capacità coloristica del periodo e si può individuare un tema di fondo: la donna, o meglio, la sua più alta espressione di Madonna. E' Madre, Vergine, Incoronata.  Ci sono opere che risentono ancora di echi bizantini. Si ammira anche una particolare Pietà di Marco Palmezzano dove intervengono due piccoli angioletti, non belli (anzi bruttini), ma partecipi intenti a confortare il Cristo oltraggiato dagli uomini.

A Fano, è soprattutto un incontro con Cristo e chi l'ha preceduto, il Battista. In mostra un magnifico busto di san Giovanni, di Giovan Francesco Rustici, dove la pietra fa intuire le vesti di pelle e pelliccia del Battista, bello come un dio greco, con il poderoso petto e i capelli leonini. Tra le pale anche ceramiche, oreficeria, arte sacra. La mostra offre poi la possibilità di salire al cospicuo patrimonio della Pinacoteca Comunale e di attingere dolcezza da una deliziosa e intima raccolta di opere ottecentesche di una sala attigua. Di bellezza quasi liberty a rinascimentale coppa in diaspro verde oro argento e smalto  venuta da Londra e datata 1595.

A Urbino tele soprattutto a soggetto sacro. Le sale del Castellare di Palazzo Ducale offrono due temi molto interessanti: anzitutto tre curiose versioni del  martirio di San Sebastiano con fattezze molto femminili. In quella del Perugino, il santo - pur legato - sembra accennare a danzare un inchino, mentre Bernardino da Tossignano, pur dipingendolo al costato e alla gamba ce lo restituisce quasi con un corpo statuario di donna. Infine Girolamo Marchesi da Cotignola: anch'egli lo mostra trafitto ma con sguardo trasognato, persino assente e del tutto incurante, e anche qui, quasi danzante.
Il secondo tema assolutamente interessante è Gesù Bambino e Giovannino, il cugino e futuro Battista. L'iconografia tende di solito a mostrarlo adulto in quanto gli ha preparato la strada, in realtà dalla storia sappiamo che erano coetanei. E così in due tele molto suggestive vediamo i due cuginetti con le rispettive madri, l'una giovane e diafana, in qaunto pura e vergine, l'altra attempata e dalla pelle scura. In entrambe le opere una di Giulio Romano, l'altra di Nicola Filotesio detto Cola dell' Amatrice i due bimbetti non sono in relazione ottica, ma la lettura teologica è chiara: mentre Gesù Bambino ha scienza infusa e sa che l'altro è il Battista per cui lo guarda, lo cerca, gli sorride e gli tende la mano, Giovannino appare distratto, persino annoiato.

Bellissima anche la Santa Paola di Dosso Dossi, ritratta mentre è intenta allo studio delle scritture. Qui c'è il tema della donna e della Sapienza per nulla scontato in quest'epoca se si considera che una tela di mano femminile di Elisabetta Sirani (esposta però a Pesaro) porta l'autrice a firmarsi - in pieno '600 - con nome maschile (quello del padre Pietro) per non dare scandalo.  I tempi erano cambiati.

«Rinascimento segreto è una mostra difficile per la complessità di ricerca sia delle opere che degli autori. Accanto a Raffaello e Perugino, si possono ammirare tanti artisti che ancora si muovono nell’anonimato, conquiste della ricerca critica recente o artisti pur conclamati ma ancora oggetto di studio» afferma Vittorio Sgarbi che questa mostra l'ha voluta anche per rilanciare l'indagine su un periodo vastissimo a ricco di stimoli e talenti. Questo  Rinascimento segreto, ora non lo è più e apre davvero nuove piste di ricerca, offrendo alla conoscenza del periodo dati e iconografie assolutamente “necessarie” alla comprensione piena del periodo.

La mostra inaugurata lo scorsa primavera (era il 13 aprile) resta aperta fino al 1 ottobre 2017. E' certamente un'occasione da non lasciarsi scappare anche perchè collocate in un distretto storico-culturale di grande fascino. Promossa da Comune di Urbino, Comune di Pesaro e Comune di Fano, con il patrocinio e contributo della Regione Marche, dell’Assessorato alla Cultura della Provincia di Pesaro e Urbino e dell’Anci Marche. È stata prodotta da Sistema Museo. E resta assolutamente un evento imperdibile di questa estate 2017.

Molto richieste anche le visite guidate alla mostra a cura di Sistema Museo, previste ogni weekend: il sabato a Pesaro (h 18), sabato e domenica a Urbino (h 11 e h 16), a cui si aggiungono le visite alla sede di Fano ogni seconda domenica nel mese (h 10.30).
Per il pubblico delle famiglie è attivo un programma di laboratori per stimolare la curiosità di bambini e ragazzi. A Fano gli appuntamenti si tengono ogni mercoledì di settembre alle ore 17.  Tanti viaggi attraverso il fascino delle leggende, delle opere e delle testimonianze di quel momento storico, culturale e filosofico che è il Rinascimento.

Di pregevole valore infine il catalogo, a cura di Vittorio Sgarbi e Pietro Di Natale (Maggioli Editore). Il ricco volume contiene i saggi critici, le schede storico-critiche e le immagini a colori delle opere. E’ disponibile nelle tre sedi di mostra oppure è acquistabile online (www.sistemamuseoshop.it).

 

 

RINASCIMENTO SEGRETO a cura di Vittorio Sgarbi
Fino al 1 ottobre 2017
URBINO / Palazzo Ducale, Sale del Castellare
FANO / Museo Archeologico e Pinacoteca del Palazzo Malatestiano, Sala Morganti
PESARO / Palazzo Mosca, Musei Civici


Autore: Corona Perer

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