Scienza, Ambiente & Salute

Miele,il cibo degli Dei

L'Osservatorio Nazionale del Miele di Castel San Pietro Terme

Lo si potrebbe definire il Comune del miele. A Castel San Pietro Terme il miele è un prodotto tipico. Sono numerose le aziende del territorio che lo producono: dal Millefiori e Acacia ai Mieli stagionali monoflora, raccolti e tutelati dall'Osservatorio Nazionale del Miele che ha sede proprio a Castel San Pietro Terme.

L'osservatorio è un organismo nazionale di supporto del settore che svolge molte attività tra cui la rilevazione mensile dell' andamento produttivo dei Mieli la promozione della qualità ed organizza ogni anno a Castel San Pietro Terme il concorso per i Grandi Mieli d'Italia "Tre gocce d'oro" per la selezione dei migliori Mieli di produzione nazionale. Inoltre svolge un'attività di ricerca e approfondimento storico-scientifico. Organizza anche degustazioni e insegna a distinguere nel palato le caratteristiche del miele. Qui una vastissima mieloteca conserva migliaia di tipologie diverse.

Il miele infatti è un prodotto che ha dominato tutte le culture dell'uomo. Fin dall'antichità api e miele hanno abitato ha letteratura, segno del fascino che questi insetti e il loro prodotto emanavano sui letterati poeti e filosofi. L'Ape e il miele venivano spesso intesi come il tramite tra la vita terrestre e l'aldilà e considerati simboli di immortalità.

Aristotele definiva il miele "rugiada celeste" in quanto le api lo raccolgono dei fiori e lo trasportano a strati superiori. Plinio lo chiamava "saliva delle stelle". Virgilio, cantore della natura per eccellenza, "dono celeste degli Dei agli uomini". Non a caso Zeus veniva definito melisseo e si diceva che Eros dio dell'amore prima di colpire e trafiggere il cuore degli Innamorati con le sue frecce, ne intengesse la punta nel miele.
Nell'impero Romano gli Dei si cibavano di ambrosia, nettare e miele purissimo da cui ricavavano l'immortalità e l'incorruttibilità.

Gli Egizi, i  Greci e i Romani offrivano il miele come dono votivo. Le Api e il miele sono dunque frequenti figure della poesia antica, cantati in molti modi diversi. Sono stati loro attribuiti significati metaforici:  l'ape può essere talora associata alla crudeltà,  ma un tratto comune la indica come simbolo di prosperità.
Il miele è dolcezza per eccellenza: dolcezza nel gustarlo e dolcezza dell'amore.

Intorno al 3200 venne scelta l'ape come simbolo per rappresentare la regalità dei Faraoni, considerato il fatto che gli antichi egizi erano rimasti profondamente colpiti dall'operosità dell'ape. E 5000 anni dopo, Bonaparte farà ricamare sul suo mantello Imperiale proprio uno sciame d'api.

Gli egiziani erano provetti apicoltori, avevano inventato un sistema di coltura e anche di trasporto del miele, avanti e indietro il Nilo, allo scopo di seguire la fioritura delle piante. Erano insomma i primi apicoltori nomadi. Il Faraone Ramsete III farà scortare gli apicoltori Nomadi, da drappelli di arcieri per assicurarsi la sicurezza del miele. In un graffito databile 1100 a.Cristo il Faraone è rappresentato mentre rende omaggio al Dio Nilo con Giare ricolme di miele.

Nell'Antico Egitto gli animali destinati al sacrificio erano nutriti con miele, al Faraone veniva portato in dono il miele dai suoi sudditi per garantire all'anima di Leonardo di restare a lungo nel suo corpo. Un rito Egizio prevedeva di somministrare al neonato il miele e dalle Sacre Scritture si desume che Israele la Palestina fossero ricchi produttori di miele e infatti nell'esodo si parla di Cana come di un paese "...dove scorre latte e miele".

L'uomo della Preistoria, in Europa, in India, in Africa Australe, conosceva il miele e aveva trovato il modo di procurarselo come testimoniano numerosi graffiti. Uno di questi, scoperto nel 1925,  è nella grotta del ragno vicino a Valencia e risale al 5000 a.C : vi è rappresentato un uomo vicino ad un nido d'api con in mano un recipiente e nell'altro alcuni favi.

I greci erano molto ghiotti di miele lo usavano per le salse, addolcire i vini, l'idromele era una bevanda detta anche "nettare degli dei". I greci la preparavano immergendo nell'acqua i rifiuti di un favo per alcuni giorni. I romani benestanti durante il pasto assumevano il miele almeno tre volte al giorno: all'inizio con il vino, a metà pasto con una pietanza cucinata con il miele, alla fine con il solo miele.

Lo importavano da Malta il cui nome originario era Melita, cioè Terra del miele. I celti merovingi conoscevano e usavano il miele. Carlo Magno ordinò ai suoi contadini di allevare api.

Il più prezioso? Il miele russo, considerato di alto pregio soprattutto per utilizzi farmacologici.

 


Autore: Corona Perer

www.giornalesentire.it - riproduzione riservata*

Gallery

Commenti (0)

Articoli correlati