Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Viaggi

Ode al Cappero

Ode al Capperocappero_su_roccia2.jpgBonomoG_6.jpgBonomoG_2.jpgBonomoG_16.jpggelatina.jpg
Speciale Pantelleria

Non ci sono più tante persone disposte a raccoglierli. I capperi un tempo erano la principale occupazione per molti panteschi, basti pensare che negli anni '60 qui sull'isola se ne producevano almeno 12.000 quintali, mentre oggi non si superano i 1000.

Giuseppe Giglio e Gianmatteo Bonomo titolari della Bonomo & Giglio azienda che dal 1949 assumerebbero subito se ci fosse gente disposta a tornare alla terra. Mentre invece pare che siano solo i rumeni a rendersi disponibili
La manodopera comincia così a parlare una lingua diversa dal dialetto pantesco.  E pensare che la bellezza di questa pianta è che a lei ci pensa solo madre natura: nessuna irrigazione, perchpè basta la rugiada della notte. Eccettuato un po' di concime e alcuni trattamenti che lo difendano da una piccola mosca che può forarlo e mangiarsi il futuro cappero, altro non serve. Ogni otto giorni servono semmai solo le mani per la raccolta che va da maggio ad agosto inoltrato.

Si propagano ovunque i capperi: li trovi in strada, su una roccia, sporgenti da un muro a secco e si dice che i panteschi (così si chiamano gli abitanti di Pantelleria) per incentivare la coltivazione usino...la cerbottana ovvero “sparano” i semi di cappero tra le fessure di un muro o tra le tegole di un tetto ben esposto, sicuro che la pianta nascerà.

ll Cappero di Pantelleria è una IGP. Il suo nome è "Capparis spinosa" un arbusto tipico della flora mediterranea che ha la caratteristica di crescere sui vecchi muri, nelle fessure delle rocce e nelle pietraie, soprattutto delle zone di mare: ha una parte basale e legnosa costituita dal tronco, e le parti superiori costituite da rami di consistenza erbacea.
Ha un altezza che varia dai 30 ai 50 cm e foglie verde scuro, carnose e di forma ovale con fiori molto appariscenti i cui tenui colori bianco e rosa presentano delicati riflessi violacei.
Il frutto è composto da una bacca. E' tra la fine di Maggio e i primi di Settembre, che il cappero inizia la fioritura ed è allora che si pratica la raccolta dei bottoni fiorali (boccioli), non ancora schiusi e diventati fiore, che debbono essere raccolti il prima possibile, non appena germogliano: essi sono piccoli, duri e verdi, e hanno un sapore molto forte.

I contadini ritornano sulle stesse piante ogni 8-10 giorni, secondo l’andamento climatico, e naturalmente provvedono a raccogliere i capperi presenti sulle piante, con un lavoro faticosissimo, sia per la posizione china sia per il caldo torrido dell’estate.
I capperi di Pantelleria vengono conservati sotto sale, per essere utilizzati in mille modi nelle preparazioni di primi piatti, secondi, salse e condimenti. In cucina non sono necessari particolari accorgimenti: si prendono nella quantità da utilizzare e si lavano con acqua corrente, togliendo il sale di conserva, oppure, se si desiderano un po’ meno salati, si lasciano in una ciotola con acqua per il tempo che si ritiene sufficiente per il proprio gusto, dopo di ché sono pronti per l’uso.

Per conservare i capperi, qualora siano stati acquistati in una confezione a sacchetto, basta travasarli con il sale di conserva in un barattolo di vetro e richiuderli con la capsula a vite, in modo che non perdano l’umidità, essiccandosi.
Così conservati  i capperi di Pantelleria possono durare anche degli anni mantenendo sempre le loro ottime caratteristiche organolettiche.

I più buoni? Secondo noi quelli della Bonomo & Giglio ditta di grande esperienza che si trova a Scauri, ma anche il Capperificio dell'isola garantisce qualità al prodotto che potrete tranquillamente portare in valigia, col suo sapore di vulcano, di mare e di terra.
Un consiglio: meglio diffidare dei capperi in aceto o in salamoia acetata in quanto il conservante ideale e migliore per il cappero è il sale in quanto  non altera le qualità del cappero.

Ma la ricchezza di Pantelleria risiede anche nello Zibibbo. Le vigne che ricoprono la piana di Monastero o che si estendono nelle alture di Mueggen, o nella Piana di Ghirlanda a perdita d'occhio e che conferiscono al territorio un delicato ricamo verde, danno origine ai rinomati "Passito" e "Moscato" di uva zibibbo.

E lo Zibibbo (in grappolo) da sapore dolce e mielato a tavola nel fine pasto. Oppure può accompagnare i formaggi con i quali si sposa a meraviglia nella deliziosa gelatina d'uva prodotte dai Bonomo&Giglio nel laboratorio di Kazzen. Non solo capperi, dunque.
www.giornalesentire.it - 2014 (C.Perer)

 

LEGGI su SENTIRE

> La vendemmia eroica dello Zibibbo, patrimonio Unesco
> L'isola dei venti abitata dai Fenici
> Armonia Architettonica: la casa pantesca è il dammuso
> Le origini del dammuso: leggi qui
> Uno scrigno archeologico
> Pantelleria: in vacanza in dammuso

 

Bonomo & Giglio S.r.l. Delizie Pantesche
C.da Scauri - Via Sotto Kuddia, 7
91017 Pantelleria (TP)
Tel./Fax (+39) 0923 916021


 

Viaggi

Viaggi

banner.jpg colore_rosso.jpg banner_gusti.jpg viaggio_2.jpg banner_hotel.jpg logoViaggiareSicuri.jpg