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Persone e idee

Umberto Galimberti e l'Utopia assente

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Coltivare sogni e emozioni

Ha parlato di Utopia "assente" ritornando ancor una volta al Teatro Sociale di Trento in un evento promosso da Fondazione Caritro. Introdotto da Paola Giacomoni, docente di storia della filosofia dell’Università di Trento (autrice – tra l’altro – di “Ardore: prospettive sull’ira da Achille agli Indignados”) il professor Galimberti ha ripetuto con il suo ineguagliabile pessimismo, come questo sia un tempo di grandi vuoti che sta falcidiando soprattutto il sentimento e il sogno delle nuove generazioni.
In questa pagina il sunto del suo pensiero tratto dall'incontro tenutosi, sempre al Teatro Sociale nel 2014, quando venne intervistato da Corona Perer.
www.giornalesentire.it - 16 novembre 2016
Umberto Galimberti intervistato da Corona Perer (VIDEO)

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QUEL FUTURO CHE LA SCUOLA NON RIESCE A PROGETTARE
di Corona Perer

"Sì sono e resto un pessimista: siamo senza futuro e la scuola è la prima causa di devianza sociale" afferma Umberto Galimberti. La vera malattia che affligge la nostra società affonda le radici nella espulsione delle emozioni. E se non ci si emoziona non si sogna, non ci si lascia vivere da quella folle utopia che porta in sè anche il germe della speranza e che ha animato l'uomo sin dal suo apparire al mondo. La scuola ha certamente le sue responsabilità e il filosofo lo ha sempre detto.
"Si comincia ad estromettere le emozioni sui banchi di scuola e l'effetto sull'individuo è devastante" afferma Galimberti. Come dovrebbe essere, allora, la vera scuola? Aperta tutto il giorno, fino alle ore piccole, il luogo dove tutto accade e dove i giovani possono sfuggire alla noia e al vuoto degli Happy Hour con la conoscenza, il confronto, l'incontro. E' questo il sogno di Umberto Galimberti che come spiega in questa pagina provò a suggerirlo ad un ministro dell'istruzione (era Berlinguer all'epoca) ricevendo una risposta deludente: "mancano bidelli".

Segno che un luogo aperto fa solo paura, va solo contenuto e controllato. Compito del filosofo è quello di individuare le criticità: e se l'organizzazione sociale è contraria ad ogni necessità educativa, non può produrre una società adulta è il sunto del suo ragionamento."A scuola un giovane dovrebbe sentirsi a casa e potersi preparare al futuro: e quindi lezioni ma anche eventi, discussioni, occasioni di confronto, musica, sperimentazioni di autogestione. La scuola dovrebbe essere aperta dalle 8 a mezzanotte se non all'una, allora sì che non servirebbero happy-hour e discoteche. Ne parlai molto tempo fa con l'allora ministro Berlinguer. Mi rispose che non aveva bidelli a sufficienza". Una follia - sembra - per il sistema italiano.

E allora questo consente di fare qualche ragionamento su ciò che è accaduto in questi anni: il problema è come si intende oggi la cultura, afferma il filosofo e psicanalista. "La cultura occidentale ha chiuso il futuro davanti ai giovani che non lo percepiscono più come possibilità ma come minaccia. Hanno per compagno di banco il nichilismo" afferma Umberto Galimberti  che parte da una constatazione: lo stato di sofferenza delle nuove generazioni è provato dal fatto che i giovani non sanno nemmeno nominare il disagio che provano. "E questo accade perché non hanno il vocabolario delle emozioni, non vedono futuro" dice Galimberti che parla di un‘epoca delle passioni tristi.
"Oggi mancano i valori, lo scopo, i perché. Ecco il nichilismo. Che i valori si svalutino non sarebbe una gran male perché la storia si evolve proprio nella svalutazione dei valori. Dalla monarchia la Rivoluzione Francese conduce alla società egualitaria proprio per la svalutazione del valore della gerarchia, tanto per fare un esempio".

Ma cosa sono i valori? Umberto Galimberti li definisce coefficienti sociali, modalità con cui una società decide la propria coesione. Se mancano, ecco la presenza (e lo spazio) per un ospite inquietante: il nichilismo. Tutto ciò deriva - secondo il filosofo - proprio dalla imprevedibilità del futuro. "Quando io studiavo filosofia ero certo che l'avrei insegnata e questo mi motivava. Ora come fai a essere motivato quando sai che studiando filosofia nella più remota delle ipotesi andrai ad insegnarla?" afferma Galimberti.
"Il problema di questa società è che mancano motivazioni auto-motivanti. Quando il futuro smette di promettere scatta la demotivazione. Come fanno professori e genitori a motivare i ragazzi? Con rapporti contrattuali e di mercato: studia e hai il bel voto, studia e ti regalo il motorino, prendi la laurea e ti prendo la macchina. Bene: quando un genitore contratta con il proprio figlio perde subito autorità. I giovani ne hanno una sete incredibile, un gran bisogno: bisogna però essere autorevoli" dice Galimberti.

Cosa distingue le vecchie generazioni dal ragazzo d'oggi? "L'interdizione alla meta" risponde Galimberti. "Noi una ragazza la potevamo guardare, sognare, immaginare. Scrivevamo lettere che non spedivamo, poesie d'amore, e se potevamo parlarle lo facevamo dal telefono posizionato al centro della casa dove tutti sentivano e allora dovevamo usare un linguaggio simbolico. Facevamo cioè un lavoro psichico, che oggi il ragazzo non fa più perché saltano tutti i tempi e si deve andare a letto se non al primo al secondo incontro. Se io soddisfo prima di immaginare psichicamente sono ‘fregato': il desiderio si estingue subito e una volta abbattuto il tabù ne servono altri. Uccidere il desiderio è repressivo. La pornografia è repressiva: reprime la struttura desiderante e uccidere il desiderio è uccidere la fonte della creatività che è potenzialmente rivoluzionaria".
Poi bisogna tener conto di come avvengono apprendimento e maturazione. Nell'adolescenza quando esplodono le dinamiche della sessualità e dell'aggressività non avviene nulla che non sia già contenuto nell'economia della specie la quale ha bisogno da sempre di due forze: la sessualità (per riprodursi) e l'aggressività (per difendere la prole).

"Nell'adolescenza organi prima deputati ad altro acquistano valenza sessuale: il mondo diventa erotico, anche la pioggia nel pineto e il tramonto sono erotici. Sarà utile sapere che i giovani acquisiscono per canali emotivi, ma questo non è una novità, lo aveva detto anche Platone. Non si arriva alla conoscenza se non per amore. Nel ragazzo (che usa la corteccia cerebrale molto più tardi a favore della regione meso-encefalica) non passa nulla se non per via erotica e questo non è possibile nella nostra scuola. Se non riusciamo ad affascinarlo ad accendere le sue emozioni, non riusciremo mai ad educarlo! Non faremo operazioni educative, ma istruttive. E questo in classi di 35 ragazzi è impossibile, un disastro".
E allora come facilitare l'apprendimento? "Insegnare è un'arte: i docenti oltre che essere competenti devono saper comunicare e avere capacità carismatiche. Suona fastidioso ma lo dico come va detto: si impara per plagio. O per essere più morbido lo dirò con Platone: si impara per imitazione. Si può affascinare anche con la matematica".

Quanto al rapporto genitori-scuola, oltre a non delegittimare gli insegnanti, secondo Galimberti i professori dovrebbero rifiutarsi di parlare con i genitori per parlare con in ragazzi. "Metà dei loro discorsi sono inutili e si aprono con ovvietà. Esempio: suo figlio è intelligente ma non ha volontà. Ma che è la volontà? Solo se un ragazzo viene interessato, si applica! E' nella dinamica tra fascinazione dell'insegnante e narcisismo dello studente (che vuole eccellere) che scatta il risultato". E la struttura scolastica? "Dovrebbe essere smontata e rimontata".
"Mi fan ridere i genitori che per autoassolversi di non stare molto con i propri figli, dicono che puntano sulla qualità del tempo, non sulla quantità. Una fesseria: la cura infantile chiede tanto tempo. Loro hanno bisogno di quantità e subito. Non si può dire ora-non-ho- tempo-facciamo-dopo perché l'identità positiva del bambino è data dal riconoscimento che ricevono. Percepiscono di non essere importanti quando diciamo che non abbiamo tempo".

Basta considerare la nostra reazione alle loro domande. "Sono né più nè meno che domande "filosofiche": perché la terra sta sotto e il cielo sopra, perché la luna sta in cielo. Anche in questo caso non si può rispondere che non abbiamo tempo o che risponderemo dopo. Chiediamoci davvero se la nascita dei figli è compatibile con la nostra società dove i valori sono quelli dell'efficienza, del primato, del competere".Va poi sfatato che i bambini debbano essere stimolati. "Niente di più falso. Ma i genitori li sommergono di attività: nuoto, pianoforte, danza, karate, sci. Il risultato? Nefasto: si danno troppi stimoli  a esseri che hanno poca capacità di contenimento".

Verrebbe da qui, secondo Galimberti l'iperattività che genera angoscia. "E' il non saper elaborare tutte le novità, la stessa angoscia che porta i vecchi a rifugiarsi nelle abitudini e a rinchiudersi nel perimetro di casa per paura di affrontare il nuovo. E l'angoscia a sua volta produce come effetto quello di abbassare la risonanza psicologica agli stimoli. Ecco allora il fenomeno degli psico-apatici: non si percepisce la differenza tra bene e male che secondo Kant sarebbe innata. Ognuno di noi è strutturato per riconoscerli. Invece con troppi stimoli si abbassa la soglia di reattività e così capita che Erica e Omar uccidano la madre e il fratellino e poi escano a bere la birra ‘come al solito'. Se uccidere è fatto molto grave, lo è ancora di più che il passaggio all'atto successivo: rientrare nella norma, perché significa che sono saltati i confini tra bene e male!"  afferma Galimberti che invita i genitori a non avere paura della noia. "Il bambino deve anche potersi annoiare. La noia stimola la creatività, bisogna imparare a desiderare e a non avere il giocattolo prima di averlo desiderato: avere senza desiderare non stimola".

E' poi nel rapporto scuola-famiglia che si compiono i guasti maggiori. Parlare male degli insegnanti a casa è disastroso. I bambini sono innamorati della loro maestra e se a casa la si delegittima scatta una dissociazione schizofrenica: a chi devo dare ragione? "Con il risultato che non sapendo a chi dare ragione non la darò a nessuno". Sapendo di dire qualcosa che può suonare blasfemo Galimberti afferma che è meglio tra due mali optare per il minore. "Meglio sostenere la maestra scarsa che creare dissociazioni in tuo figlio. In altre sedi lotterai per una scuola migliore" afferma Galimberti che chiede - in una società multietnica - una scuola aperta.

"I bambini non sono razzisti, però bisogna prepararli alle differenze. Il criterio della omogeneità è la palestra dell'integralismo. I bambini vanno preparati al diverso fin dalla tenera età" sostiene il filosofo, decisamente critico sulle classi con il tetto agli stranieri.Secondo Freud le mappe cognitive ed emotive del bambino si formano nei primi 6 anni di vita. Ebbene, secondo studi più recenti si è stabilito che invece tutto ciò accade nei primi 3 anni. "E dove stanno i nostri figli nei primi tre anni? Nelle mani di sostituti, delle baby sitter compresa la tv, che è la madre di tutte le baby sitter". Ecco allora una verità tanto amara quanto cruda. "Prendiamo atto con amarezza di una evidenza: poiché oggi per vivere una famiglia ha bisogno di almeno due stipendi...può darsi che la nostra società sia incompatibile con l'educazione dei figli. La licenza per maternità dovrebbe durare almeno 2 anni".

Maestro unico? Secondo Galimberti non si può dire che potrebbe funzionare perché... ha funzionato. "Perché ai nostri tempi non serviva sapere l'inglese e di fatti non lo sa nessuno oggi. Inoltre non era necessario sapere di informatica, ma oggi tutto è cambiato. Oggi siamo nella tecnoscienza e come possiamo non investire nella conoscenza delle scienze? Come possiamo votare su cellule staminali e inseminazione eterologa se non abbiamo mai sentito parlare di scienze genetiche? Negli Usa si usano cartoni animati per spiegare i processi genetici per creare nei bambini la pre-condizione per capire domani. Se poi all'inglese si preferisce il dialetto..siamo a posto". E racconta che In Francia il suo collega Miguel Benasayag  ha aperto uno sportello di ascolto: la filosofia da che è sorta serve per salvaguardare dal dolore". E capire il mondo, che però ...non impara.

(Corona Perer - riproduzione riservata)

 



LEGGI
> Umberto Galimberti "Chiamiamolo disagio di civiltà" - di I.Pedrazza
> il video integrale (Teatro Sociale di Trento 14 marzo 2014)

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