
Ricostruire la Scuola
La proposta della gamification fa discutere
Ricostruire la scuola: quante volte abbiamo sentito dagli esperti dire e ripetere che la scuola oggi - così come è pensata - non va? E del resto basta entrare in una scuola per capire che l'avvento dei cellulari ha cambiato tutto.
Alcune scuole hanno saggiamente fatto tesoro della circolare Valditara e hanno optato per vietare l'uso del cellulare. Altre hanno optato per il laissez-fare scaricando sul docente la scelta se toglierlo o meno, con evidente malcontento della classe e disparità di linee tra docente e docente.
E questa è la realtà. Ma se davvero la proposta della gamification prede piede assisteremo al calar le brache del sistema educativo. E se a farlo sono sistemi educativi che un giorno sì e l'altro pure si celebrano come eccellenza ...è preoccupante. Ed ecco l'ultima pensata: il Polo Economico Battisti di Bolzano ospiterà dal 4 al 6 febbraio la prima edizione a livello nazionale del PlayStorm Bolzano. Partendo da questo punto di vista: il gioco potrebbe diventare uno strumento serio ed efficace per migliorare l’apprendimento, la motivazione e l’inclusione degli studenti.
''La risposta, oggi, è sì'' annuncia un comunicato della Provincia di Bolzano che prosegue: ''Negli ultimi anni la gamification, ovvero l’applicazione di meccaniche di gioco in contesti educativi, si sta affermando come una delle metodologie didattiche più innovative e promettenti. Di questo e di temi affini si parlerà dal 4 al 6 febbraio presso il Polo Economico Battisti di Bolzano, che ospiterà la prima edizione a livello nazionale del PlayStorm Bolzano''.
L’iniziativa è organizzata dal personale dell’IISS Battisti, da docenti e ricercatori INDIRE, del CNR e dalla Direzione Istruzione e Formazione italiana. E a suggellare la ''svolta'' alla presentazione ufficiale della manifestazione, il 5 febbraio, ci saranno i saluti istituzionali del vicepresidente della Provincia e assessore all’Istruzione italiana Marco Galateo e del sovrintendente scolastico Vincenzo Gullotta.
Probabilmente siamo troppo arretrati per capire. Ma non la riteniamo affatto una opportunità. E' semmai la scuola che cala le brache alle dinamiche dei cellulari e del gioco compulsivo. Chi pianifica dovrebbe entrare in una scuola e vedere quanto tragico sia ormai spiegare ai tempi del cellulare, creare il silenzio, l'attenzione. Senza contare che ci sono validissimi progetti per portare il silenzio, e perchè no, anche la meditazione nelle scuole per riabituare i ragazzi ad un tempo ''altro'', non scandito dal proprio essere connessi no-stop. E senza contare che assuefarsi al gioco porta verso dinamiche pericolose.
Perchè allora farlo entrare persino negli strumenti didattici?
Ci sono ragazzi che pur di tenere in mano qualcosa che ricorda loro il cellulare, appena dopo averlo consegnato (di malavoglia) afferranno la calcolatrice! La loro mano necessita di una protesi. E docenti che devono aspettare i comodi dell'allievo che deve finire la partita quando entra in aula, ovviamente non accettando che la lezione debba fare i conti con le tempistiche di un game in atto che scatta alla campanella di ogni ora.
Scusate ma a noi la gamification sembra una grande sciocchezza. Ed abbiamo usato un termine gentile.
Corona Perer
direttore
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