Giornale sentire img1 Giornale sentire Logo Giornale sentire img2
Viaggi

Urbino, lo Studiolo del Duca

Urbino, lo Studiolo del Duca studiolo_del_duca.jpgpalazzo_ducale_29.jpgpalazzo_ducale_8.jpgpalazzo_ducale_25.jpg
Ricomposto: ha 400 anni

Ci vogliono almeno 3 ore per visitare ad Urbino il Palazzo Ducale. Ora c'è un motivo in più per andarci: dopo quasi quattrocento anni, questo luogo emblematico, certamente una delle testimonianze più rare e preziose del Rinascimento italiano, vede tornare all'originale splendore lo Studiolo di Federico di Montefeltro.

Lo studiolo d’Urbino, esempio capitale di una tipologia che conta pochi esemplari superstiti, rispondeva all’antica idea di ricreare un ambiente adeguato a favorire studio e riflessione, radunando immagini di sapienti – con i quali instaurare un dialogo virtuale – e oggetti rari con cui nutrire lo spirito. Un luogo di piccole dimensioni, collocato nel cuore dell’appartamento del Duca e adiacente agli spazi domestici, tra gli ambienti destinati alle funzioni pubbliche e quelli deputati al sacro; composto da un continuum di tarsie lignee di bottega fiorentina (Giuliano, Benedetto da Maiano e bottega, con cartone di Botticelli per le “Virtù” e forse Francesco di Giorgio Martini) con raffigurati libri, strumenti musicali e scientifici, armi e insegne, clessidre e personificazioni allegoriche che compaiono su ripiani della finta panca e fanno capolino da finte ante socchiuse.

Un trionfo illusionistico coronato, tra rivestimento ligneo e soffitto, dai ritratti appunto di 28 Uomini Illustri collocati in gruppi di quattro, su due piani: Platone (dal registro superiore della parete nord) Aristotele, San Gregorio, San Girolamo, Tolomeo, Boezio, Sant Ambrogio, Agostino, Cicerone, Seneca, Mosé, Salomone, Omero, Virgilio, San Tommaso d’Aquino, Duns Scoto, Euclide, Vittorino da Feltre, Pio II, Bessarione, Solone, Bartolo, Alberto, Sisto IV, Ippocrate, Pietro d’Abano, Dante, Petrarca.

Con la fine della dinastia dei Della Rovere e la devoluzione del ducato di Urbino alla Stato pontificio, ci fu lo smembramento dei dipinti dello Studiolo: un’operazione di rimozione “devastante” che portò alla parcellizzazione delle immagini con il taglio del supporto ligneo.

Ciò che era stato concepito spazialmente e strutturalmente come unicum, un sistema organico fatto di aggregazioni e rimandi interni – reso ora esplicito anche dagli esami dei supporti –  fu trasformato in una serie di ritratti individuali con la perdita del disegno unitario, dei riferimenti al Duca, del messaggio implicito.

Oggi solo la metà dei ritratti è conservata nel Palazzo divenuto sede della Galleria Nazionale delle Marche – opere acquistate dalla Stato italiano nel 1934 a seguito del famoso accordo sul Fidecommesso Barberini e riportate in loco - mentre le restanti 14 tavole, giunte al Museo del Louvre nel 1863, non sono mai tornate prima d’ora in Italia.



> foto di questa pagina: www.giornalesentire.it

 


Una mostra alla Galleria Nazionale delle Marche nel 2015 ha restituito al pubblico lo Studiolo del Duca nella sua veste originaria, precedente cioè allo smembramento seicentesco dei dipinti, che completavano la decorazione di questo microcosmo intellettuale tanto denso di significati e messaggi, con la raffigurazione dei cosiddetti Uomini illustri: filosofi, poeti, scienziati, uomini di ingegno, dottori della Chiesa del lontano passato o contemporanei, chiamati a raccolta dal Duca per ispirarlo e guidarlo.

Una ricostruzione affascinante e complessa che rivela prima di tutto un tratto della storia di Urbino e un capitolo fondamentale del nostro Rinascimento, ma che ci ricorda anche come 14 dei 28 personaggi rappresentati in questo ambiente privatissimo - e nel contempo fortemente rappresentativo - siano finiti al Museo del Louvre a Parigi, dopo la “razzia” attuata nel 1633 dal Cardinale Antonio Barberini, le complicate divisioni ereditarie, il passaggio nella collezione del Cardinale Fesch zio di Napoleone e poi in quella del marchese Campana, la sua bancarotta e, infine, l’acquisto dei 14 dipinti da parte di Napoleone III.

Promossa dalla Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici delle Marche, dalla Regione Marche e dalla Città di Urbino, con la partecipazione del Musée du Louvre, la mostra rievoca il clima intellettuale del tempo e le ambizioni di Federico di Montefeltro - lui che più di ogni altro ha rappresentato il mito rinascimentale della virtù militare unita alla sapienza - e che giungendo a conclusione di articolate indagini e studi sui dipinti,  potrà forse contribuire a far luce sugli artisti coinvolti nell’impresa e sui complessi riferimenti culturali.

www.giornalesentire.it
 

Viaggi

Viaggi

banner.jpg 185x190.gif colore_rosso.jpg banner_gusti.jpg viaggio_2.jpg banner_hotel.jpg logoViaggiareSicuri.jpg