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Intervista a Thierry Vissol: essere europeisti ha senso

Moneta unica, sovranità nazionale: ecco perchè l'Europa è necessaria

di Corona Perer - E' eversivi essere europei oggi? Sicuramente è essere coraggiosi e sapere di andare controvento. Lo aveva dimostrato già Rovereto in una affollata serata a Teatro Zandonai nell'ambito di "Europa Territorio per la pace e Utopia Necessaria” evento organizzato dal Comune di Rovereto, con il supporto dell'Assessorato Provnciale alla Cooperazione e Sviluppo della Provincia Autonoma di Trento e con il coordinamento scientifico di Anna Maria Giordano, di Radio3 Mondo. Ora con il suo nuovo e ultimo libro "Europa Matrigna" (ed. Donzelli) l'economista e storico francese Thierry Vissol intervenuto a va oltre e - sempre ragionando di sovranità, identità, economie - spiega perchè dobbiamo invece amarla e difenderla 

Già docente universitario e funzionario della Commissione Europea, e oggi direttore del Centro Librexpression (www.libex.eu), Visso sostiene che siamo da tempo nella situazione descritta da Platone nella sua allegoria della caverna, dove manipolatori di tutti tipi, politici, media, algoritmi, proiettano immagini lontane di questa realtà. “Solo se riusciamo ad uscire di questa caverna, con un progetto credibile, sarà possibile costruire una nuova costituzione in grado di realizzarlo”.

Servirebbe cambiare prospettiva: ad esempio pensare che essere parte dell’Unione europea è una gran fortuna. "Gli inglesi, che hanno scelto di uscirne, stanno dimostrando quanto sia difficile rinunciare ai benefici che questa appartenenza comporta” scrive Vissol.  “Nonostante questo  i cittadini europei raramente percepiscono i vantaggi della loro condizione: è più facile che l'Europa sia considerata come una matrigna, piuttosto che come una madre amorevole”.
Prova di questa visione distorta, causata in parte dal prolungarsi della crisi economica e dall’accrescersi del disagio sociale, è secondo Vissol l’ondata antieuropea che sta montando in molti paesi dell’Ue, fondata su rabbia, insoddisfazione per lo status quo e la sfiducia crescente verso i partiti tradizionali, considerati incapaci di risolvere la situazione.  Pur avendo ben chiari i limiti che l’Unione europea presenta allo stato attuale, Thierry Vissol  invita a considerarla non tanto come un problema, quanto come una grande opportunità. Ecco cosa ci ha detto:

Prof. Vissol, quali motivi ci sono per essere ottimisti e cosa può fare per noi l'UE che non ha ancora fatto?
Credo che la domanda sia sbagliata, il problema non è “Cosa può fare per noi l’Ue?”, dovrebbe essere: “Cosa possiamo fare per l’Europa?” o ancora piuttosto: “Cosa possiamo fare per noi stessi?”, perché siamo noi l’Ue. Quindi, alla domanda risponderei nello stesso modo: “cosa non abbiamo ancora fatto per l’Ue?” perché non abbiamo ancora capito che l’Ue è il nostro futuro se vogliamo ancora padroneggiare un minimo il nostro futuro. Per questo, c’è ancora molto lavoro da fare in molti campi (in primis in materia sociale, fiscale), perché la politica è un cantiere senza fine.

L'ondata antieuropea può essere arginata?
Forse si, ma non a breve e forse non senza prima avere vissuto periodi bui. L’ondata antieuropea è una malattia grave delle nostre democrazie, più che un semplice prurito è una specie di cancro che potrebbe sviluppare delle metastasi. Più che un deficit democratico c’è un deficit di educazione, di informazione, di riflessione, di presa di coscienza delle vere sfide di medio-lungo termine. La questione è quindi come colmare questi deficit, ricreare e costruire un patto politico e sociale in grado di assicurare il bene conquistato nei 70 anni di costruzione europea. È possibile, ma richiede sforzi e lungimiranza.

Quali mezzi ci servono a questo fine?
Mezzi politici anzitutto: un governo europeo, poi mezzi finanziari (un vero bilancio europeo, non il ridicolo 0,96 % del Pil) e soprattutto politici lungimiranti e cittadini consapevoli dei vincoli e delle poste in gioco. Di questo siamo ancora lontani purtroppo nel quadro dell’attuale decadenza politica, disinformazione e sfiducia generalizzata. Per questo, non sono ottimista.

È possibile rilanciare il sogno europeo?
Il sogno europeo era quello dei padri fondatori e di tutti coloro che non volevano mai più conoscere e vivere guerre e distruzioni. Nessuno può innamorarsi dell’euro o dell’Ue. Si può invece appassionare alla costruzione di un'Europa e di un mondo più umano, più solidale, assai difficile in un mondo individualista, di ego-politica, di pigrizia e di stanchezza democratica, di cittadinanza dell’ombelico, di deculturazione, labirinti di paura e politici senza scrupoli. Rilanciare la costruzione europea e il sogno di una società e di una civiltà delle idee e non delle macchine, della solidarietà e non degli egoismi, richiede uno sforzo enorme di tutti coloro in grado di agire: educatori, docenti, giornalisti, intellettuali, partiti politici, sindacati, cittadini consapevoli, sapendo che ci vorrà tempo.

Sarebbe stata utile una Costituzione Europea?
Non penso che una revisione dei trattati o la redazione di una costituzione europea sia la priorità. Per me il problema principale è di ridare ai cittadini il gusto di costruirsi insieme un futuro, dando un’immagine chiara della realtà alla quale dobbiamo fare fronte.

In un segmento da 1 a 10...dove si trova oggi l'Europa che conosciamo?
Direi almeno a 5, perche è stato edificato uno zoccolo duro di idee, istituzioni e programmi, che purtroppo mancano di mezzi sufficienti e soprattutto di volontà e lungimiranza politica. E, quindi su questo zoccolo che si potrebbe costruire. E questo è il mio sogno, che mi piacerebbe condividere.


Autore: Corona Perer

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