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Margherita Sarfatti e il '900 italiano

Mostra a Roma - Nota come l'amante del duce, fu molto di più

Margherita Sarfatti fu scrittrice, giornalista e critica d'arte. Per una sorta di damnatio memoriae, la si conosce solo come "l'amante del duce". La stessa Donna Rachele era a conoscenza della relazione tra la Sarfatti e suo marito Benito Mussolini. In realtà rivestì un ruolo da protagonista, soprattutto in campo artistico, e certo non fu personalità secondaria in politica nel forgiare l'ideologia del fascismo.

Colta, elegante, raffinata, Margherita era nata a Venezia nel 1880 ultima di quattro figli di una ricca e nota famiglia ebrea, i Grassini, che avevano dotato Venezia dei primi vaporetti.  Le leggi razziali, nonostante l'importante legame con il Duce, la costrigeranno a riparare in Argentina.

La visuale culturale vastissima della  Sarfatti-intellettuale è stata proposta da una mostra realizzata dal Mart nel 2018 che ha voluto ricostruire il ruolo della maggiore protagonista del dibattito su classicismo e modernità nel panorama artistico italiano e internazionale (il Fondo Sarfatti è, conservato nell'Archivio del '900 del Mart di Rovereto).

Ora giunge una nuova mostra e una nuova rilettura. Roma la ricorda in questi giorni attraverso capolavori di Medardo Rosso, Umberto Boccioni, Mario Sironi, Adolfo Wildt, Gino Severini, Achille Funi. La mostra “Margherita Sarfatti e l’arte in Italia tra le due guerre” allestita dalla Galleria Russo e a cura di Fabio Benzi è visitabile da sabato 10 ottobre al 31 ottobre.  

La maggior parte delle cinquanta opere in esposizione proviene dalla leggendaria collezione di Margherita Grassini Sarfatti, sofisticata Peggy Guggenheim italiana, ma anche donna di potere capace di surclassare il ruolo di qualsiasi maschio dominante nell’Italia degli anni Venti. 

Non possono naturalmente mancare gli artisti del suo Novecento, il movimento di cui, negli anni della sua massima influenza politica, dal 1922 al 1927,  è teorica e sostenitrice. Sensibilissima nel cogliere ogni accento di novità, è tra le prime a registrare la nuova temperie culturale europea di un ritorno all’ordine che riformi le avanguardie. Del gruppo dei suoi fedelissimi la mostra schiera Achille Funi, Anselmo Bucci e Pietro Marussig insieme ad autori che, come Gino Severini e Ardengo Soffici, rientrando in quella tendenza, acquista con compulsivo entusiasmo. 

Donna di potere, oltre che collezionista, le sue scelte d’acquisto sono talvolta suggerite da motivazioni di opportunità politica. La sezione della mostra dedicata alle acquisizioni di artisti romani come Francesco Trombadori, Virgilio Guidi, Quirino Ruggeri, Gisberto Ceracchini e Pasquarosa segnala lo sforzo di ricucire lo strappo con l’ambiente dominato dal suo rivale, Cipriano Efisio Oppo, vincitore finale dell’aspra partita per la leadership nelle politiche artistiche.

Catalogo con  introduzione di Corrado Augias e testi critici di Fabio Benzi e Rachele Ferrario

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Margherita Sarfatti e l’arte in Italia tra le due guerre 
a cura di Fabio Benzi

10 – 31 ottobre 2020

Galleria Russo
Via Alibert, 20 -00187 Roma


www.galleriarusso.com

 

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