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Val di Fiemme: Capriana, incanto nel bosco

Tra verdi e balsamiche foreste di abete rosso e larice

Gli alberi sono il tratto distintivo di Capriana, tanto che dal 2000 le frazioni hanno adottato lo “stemma” che riprende alcuni elementi storici e della tradizione: la pianta di rovere con il simbolo vescovile con pastorale e spada, i rami di alloro e di quercia.

Capriana è un piccolo paese della Val di Fiemme, che confina con la Val di Cembra (verso ovest) e con la provincia di Bolzano (verso nord). Situato a 1007 m di altitudine slm fu abitata a partire dall’età del Bronzo.

Il suo paesaggio è caratterizzato da verdi e balsamiche foreste di abete rosso e larice; posizionata sul pendio destro della valle dell’Avisio, offre panorami mozzafiato sulla Catena del Lagorai. Il territorio comunale si confina con il Parco Naturale del Monte Corno. Sulle sue alture numerosi antichi masi come “Maso Doss”, “Maso Conti”, “Maso Lio” e “Maso Bait”.

Il località Prà dal Manz e Pradi, a monte dell’abitato di Capriana, facilmente raggiungibile anche in macchina, si estende uno dei lariceti più belli d’Europa. I larici, molti dei quali secolari, formano un bosco molto rado e ricco di luce. Nella radura di Prà del Manz sorgono una baita (aperta solo in estate) e una struttura semi-aperta per le feste campestri.

Da qui partono numerosi sentieri, più o meno impegnativi, che permettono di raggiungere alcuni luoghi di particolare interesse paesaggistico ed ambientale, come il Lago Bianco, il Lago Nero, la cima del Monte Gua, oppure i vicini abitati di Anterivo e Caoria. A valle del paese scorre il torrente Avisio.

L’attuale chiesa parrocchiale di Capriana, in stile neoclassico, vanta origini antiche, comprovate dalla presenza di documenti storici che attestano la sua consacrazione nel 1216.

Capriana anche la sua santa: Domenica Lazzeri, nota come la Beata Meneghina, figura molto importante per il paese di Capriana e per la Val di Fiemme. Nel 1833, mentre lavorava nei campi, le venne una misteriosa malattia e ricevette le stimmate, che la accompagnarono fino alla sua morte, a trentatré anni nel 1848.

Il mulino di Bortolo Lazzeri, papà della Meneghina, uno dei sette mulini una volta esistenti a Capriana, restaurato, ha ripreso a macinare i cereali con la forza motrice dell’acqua del Rio Bianco. Diventato un museo, è gestito dall’Associazione “Amici della Meneghina” e visitabile.

Essendo paese di mezza montagna vanta una variegata biodiversità: si possono trovare coltivazioni di piccoli frutti, antichi grani, meleti, vigneti, e il nostro fiore all’occhiello, lo zafferano di montagna.I grandi boschi sono rinomati per la raccolta dei funghi. In località Pra’ del Manz, immerso nel lariceto sorge il “Giocabosco di Capriana”, un gioco di ruolo con dieci stazioni tematiche, che ha il fine di educare i bambini e i ragazzi alla conoscenza del bosco e più in generale dell’ambiente naturale che li circonda. Una meta ideale per un turismo di natura familiare.

Mulino Lazzeri a Capriana. Oggi è un Museo

Ogni anno Capriana organizza in una radura (uno dei lariceti più belli d’Europa) in località Pradi, una serata estiva, nella quale le cantine della Valle dell’Avisio presentano una scelta di vini, spumanti e grappe, con musica blues di sottofondo. Il tutto nella magia del bosco. Nel 2020 non si è potuta fare causa Covid.

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