Arte, Cultura & Spettacoli

Al Meis di Ferrara la storia degli Ebrei italiani

''ll Rinascimento parla ebraico'' dal 12 aprile al 15 settembre 2019

(foto e testo di Corona Perer) - Entrando al Meis, si incontra il popolo del deserto, il vento e la vastità di Israele. La storia dell'Ebraismo racconta una patria che abita nel Libro e nella legge prima ancora che nei passi del suo patriarca Mosè e nella terra. Una patria di carta. Il MEIS, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, racconta la scrittura e il canto ebraico e la vicenda degli ebrei italiani la prima e più antica comunità della diaspora.

"Una storia che è parte integrante della storia d’Italia ed è ancora oggi molto attuale perchè vi è al suo interno la storia della convivenza tra culture diverse e del rapporto tra l’identità di maggioranza e quelle minoritarie" spiega in uno degli apparati video Daniele Jalla.

Ricavato nelle ex carceri ferraresi (chiuse nel 1992), ha come mission raccontare la presenza ebraica in Italia che si è formata e sviluppata nella Penisola dall’età romana (II sec. a.e.v.) al Medioevo (X sec. d.e.v..). Gli ebrei d’Italia hanno costruito la propria peculiare identitàsenza mai farsi assimilare. Gli ebrei italiani sono quelli che vivono in Italia o hanno ascendenze italiane o, in senso più ristretto, appartengono all'antica comunità di rito italiano (minhag italkì), diversamente dalle comunità risalenti all'epoca medievale o moderna, che fanno riferimento al rito sefardita (praticato dagli ebrei provenienti dalla Spagna e dal bacino mediterraneo) o askenazita (degli ebrei provenienti dalla Germania e dal nord Europa).

"Identità" ed "Assimilazione" sono le parole chiave ricorrenti negli interventi video degli storici Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla, che costituiscono gli apparati-guida multimediali a corredo di un percorso che ben illustra le aree di provenienza e dispersione del popolo ebraico, ripercorrendo le rotte della diaspora e dell’esilio verso il Mediterraneo occidentale, dopo la distruzione del Tempio avvenuta nel 70 d.C..

I primi ebrei arrivarono a Roma grazie agli intensi scambi commerciali nel bacino del Mediterraneo e già nel I secolo e.v. (d.C.) la comunità ebraica romana era fiorente e stabile, tanto che poté riscattare gli ebrei fatti schiavi durante l'assedio di Gerusalemme del 70, quando il generale Tito, futuro imperatore, distrusse il Tempio per ordine del padre Vespasiano. Da Roma gli ebrei si sparsero presto lungo tutta la penisola: a sud, dove raggiunsero fino al dieci per cento della popolazione, e a nord, soprattutto lungo le coste.

Migrazioni, integrazione e intolleranza religiosa sono in rapporto sia al mondo pagano che a quello cristiano. Una storia che emoziona quando si arriva alla ricostruzione della tomba della giovane Faustina, morta a 15 anni. In una delle ultime sale, un video consente di contemplare la scrittura ascoltando la voce del rabbino: fermarsi è d'obbligo per "sentire" della cultura di un popolo che ha nel segno scritto la legge e la sua identità.

Come noto l'anno della catastrofe è il 1492, quando gli ebrei vengono espulsi dalla Spagna, dal Portogallo e dai territori di dominio spagnolo. Molti ebrei si trivano in fuga dal centro Europa. A Venezia, nel 1516, fu fondato il primo ghetto della storia, una forma di segregazione in seguito istituita anche a Roma e in quasi in tutte le città italiane tra cui proprio Ferrara che porta nella sua urbanistica evideti segni di quel periodo.

Solo dopo Napoleone gli ebrei italiani cominciarono ad essere emancipati e parteciparono numerosi sia al processo risorgimentale che portò all’Unità d’Italia, sia alla prima guerra mondiale, per difendere la patria. Nel 1938, le leggi razziali emanate da Mussolini segregarono e discriminarono nuovamente gli ebrei fino a provocarne la persecuzione, la deportazione e la morte (circa 9.000 furono arrestati in territorio italiano e uccisi durante il fascismo e l’occupazione nazista). Solo con la nascita della Repubblica e la firma della Costituzione è stata riconosciuta agli ebrei l’appartenenza di diritto all’identità dell’Italia, un Paese che hanno contribuito a fondare.

La prossima mostra - dal 12 aprile al 15 settembre 2019 -  "Il Rinascimento parla ebraico", a cura di Giulio Busi e Silvana Greco affronterà la presenza degli ebrei e il fecondo dialogo culturale con la cultura cristiana del Rinasciento attraverso opere pittoriche come la Sacra famiglia e famiglia del Battista (1504-1506) di Andrea Mantegna, la Nascita della Vergine (1502-1507) di Vittore Carpaccio e la Disputa di Gesù con i dottori del Tempio (1519-1525) di Ludovico Mazzolino, Elia e Eliseo del Sassetta, dove spuntano a sorpresa significative scritte in ebraico.

Nel Rinascimento gli ebrei  erano attivi a Firenze, Ferrara, Mantova, Venezia, Genova, Pisa, Napoli, Palermo e ovviamente Roma con un ruolo non secondario di prestatori, medici, mercanti, oppure oggetto di pregiudizio.
Con questa nuova narrazione il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara mette a disposizione un ulteriore capitolo del racconto dell’'ebraismo italiano (dopo quello sui primi mille anni, oggi trasformato in prima parte del percorso permanente). La mostra è organizzata dal MEIS, con il patrocinio del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, della Regione Emilia-Romagna, del Comune di Ferrara e dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane - UCEI.

A fine percorso ottimo  il bookshop dove trovare libri storici e lo spirito ebraico che ha dato luogo - nei secoli - a favole e fantastici libri illustrati. Non a caso fin dal 2010 il Museo promuove, ogni anno, la Festa del Libro Ebraico in Italia.


MEIS
Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e dell Shoah
Via Piangipane, 81
Ferrara -
www.meisweb.it


Autore: Corona Perer

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