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Memoria della Shoah, Ferrara ricorda

Il Meis, Museo Nazionale dell'Ebraismo

(foto e testo di Corona Perer) - Settantaquattro anni dopo l'irruzione dei soldati dell'Armata Russa nel Campo di Auschwitz, ricordare è fondamentale. Lo si può fare entrando al Meis, incontrando il popolo del deserto, il vento e la vastità di Israele. L'allestimento riproduce con grande effetto una storia millenaria: la storia dell'Ebraismo ovvero di una patria di terra che abita nel Libro e nella legge prima ancora che nei passi del suo patriarca Mosè.

Ed è proprio nel deserto che occorre andare per capire il popolo della diaspora. Nel MEIS, Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, vento e orizzonti desertici a perdita d'occhio accolgono il visitatore. E' invece la scrittura e il canto ebraico a introdurlo nella vicenda degli ebrei italiani la prima e più antca comunità della diaspora.

"Una storia che è parte integrante della storia d’Italia ed è ancora oggi molto attuale perchè vi è al suo interno la storia della convivenza tra culture diverse e del rapporto tra l’identità di maggioranza e quelle minoritarie" spiega in uno degli apparati video Daniele Jalla.

A raccontare questa vicenda nel nuovissimo Meis, ricavato nelle ex carceri ferraresi (chiuse nel 1992), sono oltre duecento oggetti – molti preziosi e rari – fra i quali manoscritti,  incunaboli, cinquecentine e documenti medievali, provenienti in gran parte dalla Genizah del Cairo. Si tratta di un significativo archivio dell’ebraismo medievale riscoperto nella capitale egiziana che costituisce quindi un inedito nel panorama delle mostre sul tema dell'Ebraismo. Accanto ai reperti venuti dall'Egitto ci sono epigrafi di età romana e medievale, anelli, sigilli, monete, lucerne, amuleti, poco noti o mai esposti prima, prestati da musei italiani e stranieri di primo piano.

La presenza ebraica si è formata e sviluppata nella Penisola dall’età romana (II sec. a.e.v.) al Medioevo (X sec. d.e.v..). Gli ebrei d’Italia hanno costruito la propria peculiare identitàsenza mai farsi assimilare. Gli ebrei italiani sono quelli che vivono in Italia o hanno ascendenze italiane o, in senso più ristretto, appartengono all'antica comunità di rito italiano (minhag italkì), diversamente dalle comunità risalenti all'epoca medievale o moderna, che fanno riferimento al rito sefardita (praticato dagli ebrei provenienti dalla Spagna e dal bacino mediterraneo) o askenazita (degli ebrei provenienti dalla Germania e dal nord Europa).

"Identità" ed "Assimilazione" sono le parole chiave ricorrenti negli interventi video degli storici Anna Foa, Giancarlo Lacerenza e Daniele Jalla, che costituiscono gli apparati-guida multimediali a corredo di un percorso che ben illustra le aree di provenienza e dispersione del popolo ebraico, ripercorrendo le rotte della diaspora e dell’esilio verso il Mediterraneo occidentale, dopo la distruzione del Tempio avvenuta nel 70 d.C..

I primi ebrei arrivarono a Roma grazie agli intensi scambi commerciali nel bacino del Mediterraneo e già nel I secolo e.v. (d.C.) la comunità ebraica romana era fiorente e stabile, tanto che poté riscattare gli ebrei fatti schiavi durante l'assedio di Gerusalemme del 70, quando il generale Tito, futuro imperatore, distrusse il Tempio per ordine del padre Vespasiano. Da Roma gli ebrei si sparsero presto lungo tutta la penisola: a sud, dove raggiunsero fino al dieci per cento della popolazione, e a nord, soprattutto lungo le coste.

Migrazioni, integrazione e intolleranza religiosa sono in rapporto sia al mondo pagano che a quello cristiano. Il Meis documenta la permanenza a Roma e nel sud Italia di un popolo che dalla fioritura in periodo Alto-Medioevale oltrepassa le dominazioni longobarda, bizantina e musulmana, le crociate e gli eccidi, le conversioni forzate delle prime comunità ebraiche tedesche, mentre quelle italiane godono ancora di una notevole stabilità e relativa convivenza.

Come noto l'anno della catastrofe è il 1492, quando gli ebrei vengono espulsi dalla Spagna, dal Portogallo e dai territori di dominio spagnolo. Molti ebrei si trivano in fuga dal centro Europa. A Venezia, nel 1516, fu fondato il primo ghetto della storia, una forma di segregazione in seguito istituita anche a Roma e in quasi in tutte le città italiane tra cui proprio Ferrara che porta nella sua urbanistica evideti segni di quel periodo.

Solo dopo Napoleone gli ebrei italiani cominciarono ad essere emancipati e parteciparono numerosi sia al processo risorgimentale che portò all’Unità d’Italia, sia alla prima guerra mondiale, per difendere la patria.

Nel 1938, le leggi razziali emanate da Mussolini segregarono e discriminarono nuovamente gli ebrei fino a provocarne la persecuzione, la deportazione e la morte (circa 9.000 furono arrestati in territorio italiano e uccisi durante il fascismo e l’occupazione nazista). Solo con la nascita della Repubblica e la firma della Costituzione è stata riconosciuta agli ebrei l’appartenenza di diritto all’identità dell’Italia, un Paese che hanno contribuito a fondare.

Il Meis consente un tuffo dentro una storia che è anche storia d'Italia, ma soprattutto offre tante emozioni: dalla ricostruzione della tomba della giovane Faustina, morta a 15 anni, al canto della preghiera ebraica, accompagnata da un video sulla scrittura che è l'altra parola chiave di questa mostra. Un video, in una delle ultime sale, consente di contemplarla ascoltando la voce del rabbino: fermarsi è d'obbligo, e diventa un vero "sentire" della cultura di un popolo che ha nel segno scritto la legge e la sua identità. E a fine percorso ottimo anche il bookshop dove trovare libri storici e lo spirito ebraico che ha dato luogo - nei secoli - a favole e fantastici libri illustrati. Non a caso fin dal 2010 il Museo promuove, ogni anno, la Festa del Libro Ebraico in Italia.

 


MEIS
Museo Nazionale dell'Ebraismo Italiano e dell Shoah
Via Piangipane, 81
Ferrara -
www.meisweb.it


Autore: Corona Perer

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