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Val di Cembra: paesaggio rurale storico

Agricoltura 2.0 ? No, grazie

C'è un luogo nel Trentino orientale a pochi chilometri da Trento dove la mano dell'uomo è stata costante, ma benefica. Ha coltivato, ma non ha distrutto, anzi ha ricamato.

E' la Valle Di Cembra, percorsa dal torrente Avisio che nasce in Marmolada, e spazzolata dall'aria fresca che scende dalla Val di Fassa e dalla Val di Fiemme. Qui si producono uve di gran qualità, un frutto che diventa eccellenza insieme all'altra risorsa: il porfido, detto anche Oro Rosso.

Ebbene questa roccia non è ininfluente nella viticoltura: anzitutto è la caratteristica prima del terreno e poi confluisce (sempre per mano dell'uomo) nei terrazzamenti,  oltre 700 km di muretti a secco in cui il porfido si intreccia con l'agricoltura. Un ecosistema che ha avuto il riconoscimento di patrimonio immateriale dell'umanità da parte dell'Unesco e che  il ministero delle politiche agricole alimentari e Forestali ha catalogato come "Paesaggio Rurale Storico d'Italia".

Le colline ripide costringono  coltivazioni manuali per cui anche qui, come a Pantelleria, la viticoltura è definita eroica: chiede costanza, fatica, non può essere meccanizzata. E questa è la sua fortuna. Fatica e amore sono parte della straordinaria qualità dei vini della Valle Di Cembra, racchiusa in particolare nel Muller Thurgau.

E' stato il  Comitato VI.VA.CE. (acronimo di Viticoltura in Valle di Cembra) a promuovere l’iscrizione della Valle all’interno del registro nazionale dei Paesaggi Rurali Storici, che individua a livello mondiale i paesaggi particolarmente ricchi in biodiversità dove l'Uomo vive in armonia con l’ambiente circostante, mantiene e cura il paesaggio e persevera con tecniche agricole tradizionali. Non ha mutato il suo Dna, non gli interessa di essere "2.0".
E questo è davvero straordinario.
(cp)

 

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