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Giro del mondo tra i diritti umani negati

Amnesty International documenta violazioni dei diritti umani in 159 paesi. Ecco dove

Sta meglio il mondo rispetto a 100 anni fa quando mancava ancora un anno alla fine della Guerra Mondiale? La risposta non è positiva. I profondi cambiamenti politici del 2016 hanno messo in evidenza quanto la retorica dell'odio possa far emergere il lato oscuro della natura umana. "La tendenza mondiale verso politiche sempre più aggressive e divisive è stata ben illustrata dalla velenosa retorica utilizzata da Donald Trump nella sua campagna elettorale" afferma in un rapporto Amnesty International. In molte parti del mondo i leader politici hanno puntato sulla paura, sulle accuse e sulla divisione per conquistare il potere. Sta succedendo anche in Italia: una retorica che sta avendo un impatto sempre più forte sulle politiche e sulle azioni di governo.
Nel mondo il 2016 può essere indicato come un anno "nero": molti governi hanno chiuso gli occhi di fronte a crimini di guerra, favorito accordi che pregiudicano il diritto a chiedere asilo, approvato leggi che violano la libertà di espressione, incitato a uccidere persone per il solo fatto di essere accusate di usare droga, giustificato la tortura e la sorveglianza di massa ed esteso già massicci poteri di polizia.
I governi se la sono presa anche con i rifugiati e i migranti, spesso visti come facili capri espiatori. Il Rapporto 2016-2017 di Amnesty International denuncia che 36 paesi hanno violato il diritto internazionale rimandando illegalmente rifugiati in paesi dove i loro diritti umani erano in pericolo. Inoltre ha documentato gravi violazioni dei diritti umani in 159 paesi. Ecco un triste (e incompleto) giro del mondo tra i diritti negati.

Arabia Saudita: voci critiche, difensori dei diritti umani, attivisti per i diritti delle minoranze sono stati imprigionati e condannati per vaghe accuse come quella di "offesa alle istituzioni dello stato". In Yemen, le forze della coalizione militare guidata dall'Arabia Saudita hanno commesso gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui possibili crimini di guerra, bombardando scuole, mercati e moschee, uccidendo e ferendo migliaia di civili anche grazie ad armi fornite da Usa e Regno Unito e persino vietate a livello internazionale come le bombe a grappolo;

Bangladesh: invece di fornire protezione agli attivisti, ai giornalisti e ai blogger e indagare sui responsabili della loro uccisione, le autorità hanno intentato processi contro i giornalisti e gli oppositori anche a causa di un semplice post su Facebook;

Cina: è proseguita la repressione contro avvocati e attivisti, anche attraverso la detenzione senza contatti col mondo esterno, le confessioni trasmesse in televisione e le intimidazioni ai familiari;

Egitto: per indebolire, diffamare e ridurre al silenzio la società civile, le autorità hanno fatto ricorso a divieti di viaggio, restrizioni finanziarie e congelamento di conti bancari;

Etiopia: un governo sempre più intollerante nei confronti dei dissidenti ha usato le leggi anti-terrorismo e lo stato d'emergenza per reprimere giornalisti, difensori dei diritti umani, oppositori politici e soprattutto manifestanti, contro i quali è stato fatto ricorso alla forza eccessiva e letale;

Filippine: un'ondata di esecuzioni extragiudiziali ha fatto seguito alla promessa del presidente Duterte di uccidere decine di migliaia di persone sospettate di essere coinvolte nel traffico di droga;

Francia: le drastiche misure di sicurezza adottate nel contesto del prolungato stato d'emergenza hanno dato luogo a migliaia di perquisizioni, a divieti di viaggio e ad arresti;

Honduras: oltre a Berta Cáceres, sono stati uccisi altri sette attivisti per i diritti umani;

India: le autorità hanno usato leggi repressive per limitare la libertà d'espressione e ridurre al silenzio le voci critiche. Difensori e organizzazioni per i diritti umani hanno continuato a subire minacce e intimidazioni. Leggi oppressive sono state usate per ridurre al silenzio studenti, docenti, giornalisti e difensori dei diritti umani;

Iran: la repressione della libertà d'espressione, di associazione, di manifestazione pacifica e di fede religiosa è stata massiccia. Giornalisti, avvocati, blogger, studenti, attiviste per i diritti delle donne, registi e musicisti che avevano espresso critiche in modo pacifico sono stati condannati al termine di processi gravemente irregolari celebrati dai tribunali rivoluzionari;

Myanmar: decine di migliaia di rohingya, la minoranza tuttora priva di cittadinanza, sono stati sfollati nel corso di "operazioni di sgombero" nel contesto delle quali sono stati denunciati omicidi illegali, stupri e arresti arbitrati. La stampa controllata dal governo ha pubblicato articoli dal linguaggio gravemente disumanizzante;

Regno Unito: un'ondata di crimini d'odio ha fatto seguito al referendum sull'appartenenza all'Unione europea. Una nuova legge sulla sorveglianza ha garantito assai più ampi poteri all'intelligence e ad altre agenzie per la sicurezza per violare la privacy su scala massiccia;

Repubblica Democratica del Congo: attivisti per la democrazia sono stati arrestati arbitrariamente e, in alcuni casi, sottoposti a lunghi periodi di detenzione senza contatti col mondo esterno;

Russia: a livello nazionale, il governo ha stretto la morsa intorno alle organizzazioni non governative, ricorrendo sempre di più alla propaganda dei "soggetti indesiderabili" e degli "agenti stranieri". Si è svolto il primo processo nei confronti di un'organizzazione non governativa sulla base della legge sugli "agenti stranieri" e decine di altre organizzazioni non governative che ricevono fondi dall'estero sono state aggiunte all'elenco. In Siria, il governo ha mostrato un completo disprezzo per il diritto internazionale umanitario;

Siria: è proseguita l'impunità per i crimini di guerra e altre gravi violazioni del diritto internazionale, tra cui gli attacchi indiscriminati e quelli diretti contro i civili, nonché gli estenuanti assedi delle popolazioni civili. La comunità nazionale dei difensori dei diritti umani è stata quasi del tutto azzerata: attivisti sono stati imprigionati, torturati, fatti sparire o costretti a fuggire all'estero;

Stati Uniti d'America: la campagna elettorale marcata da una retorica discriminatoria, misogina e xenofoba ha fatto sorgere forti dubbi sul peso effettivo dei futuri impegni nel campo dei diritti umani, a livello nazionale e internazionale;

Sudan: vi sono ampie prove che il governo abbia usato armi chimiche in Darfur. In altre regioni del paese, presunti oppositori sono stati arrestati e imprigionati. L'uso eccessivo della forza nella dispersione delle proteste ha provocato numerose vittime;

Sud Sudan: sono proseguiti i combattimenti, segnati da violazioni dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario, che hanno avuto conseguenze devastanti sulla popolazione civile;

Thailandia: i poteri di emergenza, la legge sulla diffamazione e quella sulla sedizione sono stati usati per limitare la libertà d'espressione;

Turchia: dopo il fallito colpo di stato, decine di migliaia di persone sono state arrestate, centinaia di organizzazioni non governative sono state sospese, i mezzi d'informazione hanno subito un drastico giro di vite e sono proseguite pesanti operazioni militari nelle aree curde;

Ungheria: la retorica governativa ha imposto un modello divisivo di politiche identitarie e un'oscura visione della "Fortezza Europa", che si sono tradotti in sistematiche misure repressive contro i diritti dei migranti e dei rifugiati;

Venezuela: sono stati ridotti al silenzio quei difensori dei diritti umani che hanno denunciato la crisi umanitaria causata dall'incapacità del governo di garantire i diritti economici e sociali della popolazione.

E l'Italia? In Italia perdura l'inesistenza del reato di tortura nel codice penale. Al ministro Orlando, è stata sottolineata l’inutilità di riprendere la discussione sul testo all'esame del Senato, perché il contenuto è in contrasto con gli obblighi imposti dalla Convenzione Onu contro la tortura e perché, inoltre, l'approvazione di quel testo comporterebbe comunque un nuovo passaggio alla Camera dei Deputati. Con una lettera Amnesty chiede che si assumae un’iniziativa forte, finalizzata a introdurre davvero il reato di tortura con una definizione accettabile e un'approvazione rapida.

In occasione del lancio del Rapporto 2016-2017 a Roma, Amnesty International Italia ha inoltre ribadito l'impegno a premere sul governo italiano affinché la normalità dei rapporti diplomatici con l'Egitto sia ripristinata solo se e quando si saranno ottenute tutta la verità sulla tortura e l'assassinio di Giulio Regeni, un'adeguata riparazione e la punizione di tutti i responsabili. L'organizzazione per i diritti umani ha annunciato, dopo quella del febbraio 2016, una nuova lettera a ENI, che più volte di recente ha espresso apprezzamento per l'Egitto, invitando l'azienda a sollecitare le autorità del Cairo a fare di più per avere la verità sulla morte di Giulio Regeni.


Autore: Angela Pagani

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